Nonostante lo stop SIAMO TANGHERI. Cose che possiamo ancora fare!!

Quello che sta succedendo in questo periodo è incredibile e nessuno di noi avrebbe potuto immaginarlo. L’arrivo di un virus sconosciuto ha trasformato il Tango in una attività pericolosa e ha portato con se la proibizione del contatto umano che è l’anima e l’essenza del tango argentino.

In questa situazione desolante fatta di scuole chiuse, di milonghe annullate, di gare sospese, siamo passati dalla fase della disperazione a quella della rassegnazione. Le cose stanno così e, per ora, non cambieranno. Non è più il tempo per lamentasi o di ribellarsi cercando scappatoie. Questo è il tempo di attendere che le cose migliorino, che questo maledetto virus, come è venuto, se ne vada e che ci lasci nuovamente la libertà di godere delle nostre passioni, di poter ritrovarci ed abbracciarci, di poter ballare tango liberamente, ovunque e con chiunque.

Ci vorrà del tempo ma voglio essere ottimista, torneremo tutti a ballare e sarà meglio di prima.

Ad ogni modo, ora che abbiamo archiviato le scarpe da ballo, cosa possiamo fare? Se leggi gli articoli di giornale potrai trovare moltissime alternative: leggere romanzi, pulire la casa, aiutare tuo figlio a districarsi tra app e lezioni a distanza ecc… ma noi non siamo come tutti gli altri, ricordatelo! NOI SIAMO TANGHERI. Non basta un virus per toglierci questo, non bastano le proibizioni e le nuove regole ad estirparci la passione per il tango argentino. Quindi vanno bene i romanzi e le pulizie di casa, ok ad aiutare i figli e quant’altro, ma il tango lo dobbiamo coltivare. Non possiamo e non dobbiamo metterlo in un cassetto in attesa di tempi migliori.

Niente e nessuno ci può rubare la nostra identità di ballerini e quindi:

pensa al tango, ascoltalo, guarda le esibizioni su internet, collegati alle dirette dei maestri sui social, studia la tecnica proposta sul web. Insomma, sfrutta questo tempo per dedicarti al tango in modo diverso dal solito. Se sei così fortunato/a di avere un compagno/a a casa che balla, ovviamente per te sarà più facile provare, riguardarti le lezioni fatte, studiare quel passo che non veniva o soffermarti sulla tecnica di coppia. Se invece sei solo/a dovrai impegnarti di più per trovare soluzioni di studio. Mettiti davanti allo specchio e prova i tanti esercizi di tecnica che hai imparato, prova a controllare se sono eseguiti in modo corretto, se perdi l’equilibrio o se stai correttamente in asse, guarda tutorial di tecnica e dirette web.

Una scelta interessante, inoltre, potrebbe essere quella di approfondire la storia del tango oppure la musicalità, i musicisti e il loro percorso, insomma entrare nel vivo della cultura di quel ballo che tanto ami e che tanto ti manca.

Pensa che questo momento passerà e che potrebbe essere ricordato da te non come un periodo di stop ma come un’occasione di arricchimento culturale. Focalizzati su quello che puoi fare e non su quello che non puoi fare.

Non lasciare che il coronavirus rubi la Tua identità. Sii BALLERINO anche se non puoi ballare.

Buon CondiviTango a tutti!!

Un abbraccio virtuale.

Silvia Bella

Non mollare mai. Tango argentino.

Come fare a continuare, anno dopo anno, a studiare tango argentino e non perdere la motivazione. Come fare a non darsi per vinti e mollare o semplicemente accontentarsi di quello che si sa già?

Mi sono fatta questa domanda dopo che mio figlio, una sera, mi ha chiesto: “ma quando finiscono i corsi di tango?”. Con questa domanda lui intendeva sapere quand’era la fine del corso di studio, quando finalmente avrei dichiarato di essermi “diplomata in tango argentino”. La risposta che mi è subito venuta è stata:“credo mai”, ma poi, vista la sua espressione sbigottita ho aggiunto “per ora non vedo la fine, quando sarò più brava si vedrà”.

In realtà so già che questa è una mezza verità in quanto mi è perfettamente chiaro che non si smetterà mai di imparare e di cercare un miglioramento, anche solo per tenersi al passo con i tempi. Ricordo infatti che il tango è un ballo vivo, è un ballo in divenire ed in continua evoluzione.

Ma sapendo questo ed essendo consapevoli del fatto che non si smetterà mai di studiare, come si fa a non mollare? Come di fa a non perdere la motivazione?

Mi vengono in mente alcuni suggerimenti che vorrei sottoporti per provare ad aiutare anche te in questo lungo percorso:

1) Circondati di gente simpatica, fai amicizia e coltiva questi rapporti anche fuori dall’ambiente tanghero (non è semplice parlare in milonga o a lezione, il tempo è poco e si ha altro per la testa). Questo ti consentirà di creare una rete di amicizie ed affetti legati al tango, agevolandone così l’attaccamento;

2) Poniti degli obiettivi ma soprattutto dei sotto-obiettivi raggiungibili nel breve termine. Raggiungere piccoli traguardi, uno dopo l’altro ti gratificherà dandoti una bella sensazione di miglioramento.

3) Divertiti: non prenderti troppo seriamente. E’ giusto avere degli obiettivi e perseguirli ma è anche giusto sdrammatizzare e giocare. Non viene un passo? Non è un dramma, ridici su e sfidati ad impararlo in modo più rilassato.

4) Prenditi delle pause se servono: se non ti va di andare a ballare una sera non sforzarti, ci andrai la prossima volta. Andare controvoglia non è una buona scelta. Attenzione però a non impigrirti.. e questo non vale solo per il tango argentino.

5) Non accontentarti. Punta sempre in alto l’asticella del tuo obiettivo finale.

6) Mettiti alla prova. Sfidati e fai un controllo della tua preparazione ogni tanto. Affidati a bravi insegnati che ti potranno indicare il passo successivo di apprendimento.

Spero che questi consigli ti aiuteranno nel tuo percorso di vita tanghero.  Prova a visualizzarli in contesti reali e ad applicarli se pensi che ti possano essere utili.

Lasciami un commento e se hai delle idee per altri consigli fammele sapere.

Buon CondiviTango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Trova il maestro giusto. Piccoli ballerini crescono. Tango argentino.

Ho già parlato, in un precedente articolo, della scelta della scuola di tango più adatta per incominciare a ballare tango argentino. Oggi, invece, voglio soffermarmi sulla scelta che si fa più avanti, dopo circa 4-5 anni di ballo quando si è già sperimentato il tango e la sua meravigliosa complessità, quando si ha già idea di cosa significhi dedicare tempo, passione ed impegno all’apprendimento di un ballo così complesso.

Parlo della scelta di chi vuole migliorarsi e vuole passare allo step successivo, chi vuole distinguersi e fare il famoso salto di qualità. Di chi vuole essere notato in milonga per la sua bravura e per l’eleganza dei movimenti. Queste persone hanno l’esigenza di trovare maestri che possano trasmettere loro tutte queste cose. Ma come fare?

Probabilmente ognuno di noi ha una scuola che frequenta settimanalmente, piena di persone conosciute, con insegnati sicuramente qualificati e preparati che insegnano il loro modo di ballare e il loro gusto nell’esecuzione del tango. Come ho già detto è importante mantenere un rapporto costante con una scuola di ballo ma è fondamentale sperimentare nuovi maestri e nuovi insegnamenti. Solo in questo modo potrai scoprire che ogni regola ha la sua eccezione e che ogni maestro riesce a trasmetterti qualcosa di diverso.

Se ti trovi bene nella tua scuola è giusto che tu non la abbandoni, ma questo non ti impedisce di conoscere cose nuove, persone nuove e insegnamenti diversi frequentando i tanti stage che potrai sicuramente trovare ad eventi e vacanze. Se invece senti che gli insegnamenti che ricevi non rispondono più alle tue esigenze, potrai sempre cercarne di nuovi provando altre scuole e altri maestri che possano accompagnarti per un altro tratto della tua crescita tanghera.

Come scelgo io i miei maestri? Se in passato mi piaceva che i miei insegnati spiegassero in modo dettagliato la figura e i suoi passaggi, attualmente invece, sono molto più concentrata sulla tecnica. Non mi interessa, in questo momento della mia crescita tanghera, imparare combinazioni complicatissime, quello che mi preme è la cura del dettaglio, la cura del singolo spostamento, la bellezza dell’estetica e l’ottimizzazione della performance. Voglio maestri attenti e severi. Voglio che mi correggano il particolare. Non è importante la figura ma il singolo passo e come eseguirlo il meglio possibile.

Questo per dirvi che, a volte, le esigenze cambiano. Più cresci e più ti renderai conto di quanto sia difficile continuare a migliorarti se non hai gli insegnamenti giusti. Capita, a volte, che il corso avanzati di una scuola non sia veramente frequentato solo da ballerini avanzati. Se ci sono mescolanze di livelli è probabile che la lezione non possa essere condotta in modo coerente e che ci sia un livellamento verso il basso. Se vuoi crescere cerca una scuola con un buon livello di preparazione del corso superiore.

Non aver paura di cambiare e di metterti in gioco. Cerca gli stimoli giusti, quelli che ti fanno sentire soddisfatto alla fine della lezione. Cerca maestri che facciano venir fuori i tuoi difetti e che ti spieghino come eliminarli e, soprattutto, cerca maestri che ti piacciano come persone oltre che come insegnati, persone che ti sappiano stimolare e incuriosire e che siano generosi.

Solo in questo clima e con collaborazione reciproca si può continuare a crescere ed imparare, sii umile e non sentirti mai veramente arrivato, accogli gli insegnamenti, anche quelli che non ti sembrano, a prima vista, nelle tue corde e sappi che non sei figlio di nessuna scuola. Sono le scuole ad essere a tua disposizione.

Buon apprendimento e buon CondiviTango a tutti. Al prossimo articolo.

Silvia Bella

Tango argentino: Si imparano sequenze (figure) o movimenti?

Cosa devo imparare per diventare un buon ballerino di tango argentino? Devo imparare tante “figure” (termine utilizzato per indicare una sequenza di passi) oppure devo imparare altro?

Si va a lezione e si imparano combinazioni di passi che poi si cerca di studiare a memoria come sequenze indispensabili, come percorsi obbligatori da proporre ballando.

Spesso sento dire che non si va più a lezione perché di passi se ne sa abbastanza. In realtà non si va a lezione per imparare delle combinazioni di passi ma si va a lezione per imparare a ballare.

Le combinazioni di passi servono all’inizio per fare i primi tentativi, per sapere che, per proporre un determinato passo, la ballerina deve essere in una determinata posizione e su un determinato peso. Ma sono solo esempi. Su quel peso e in quella posizione la puoi portare in mille modi, non devi per forza seguire quello schema.

Il tango è come una camminata. Puoi fare un passo avanti, uno indietro, uno di lato ecc.. e poco a poco quelle sequenze che si imparano devono scivolare via dalla mente e si deve arrivare ad improvvisare sul momento quello che si vuole fare.

Si va a lezione per imparare che il tango non è un insieme di figure ma un insieme di passi. Dopo aver costruito un puzzle, lo si deve saper scomporre, per rimontarlo combinando i singoli pezzi con altri pezzi per formare un’altra combinazione.

Ballare bene il tango significa avere la padronanza del ballo come si ha la padronanza della camminata per strada. Non si pensa troppo ma si esegue improvvisando sulla musica. Il movimento viene fuori come un fiume e tu sai controllarlo ed indirizzarlo. E la padronanza del ballo la si può avere solo studiando il passo, non la figura, studiando la postura, la corretta esecuzione della marca, il controllo e la consapevolezza del movimento del partner di ballo.

Questo avviene solo in anni di studio e di esperienza. Quindi, non importa tenere a mente mille combinazioni, ma è giusto provarle e riprovarle perché ogni combinazione, proposta dai maestri, è l’occasione per sperimentare un nuovo invito, un nuovo modo di segnalare o di eseguire un determinato passo. La stessa lezione, a distanza di tempo, ti lascia cose nuove. Non è detto che alla fine della lezione tu abbia compreso tutto di quel passo o di quella postura ma, la prossima volta, quando ti verrà riproposto, sicuramente carpirai altre sfumature che ti erano sfuggite.

Il tango è così, una continua gara con se stessi, superare se stessi e le proprie capacità, acquisire sempre più consapevolezza e stile. E’ un lavoro di costruzione, smontaggio e rimontaggio. Capita, infatti, di seguire una lezione di avanzati che ti propone un passo che hai studiato in una delle prime lezioni. Un passo che fai continuamente ballando e che magari sbagli continuamente senza saperlo. Oppure che usi in modo differente da quello proposto.  Sembra assurdo ma, le lezioni veramente avanzate, non ti insegnano sequenze complesse ma tornano indietro e scompongono tutto per insegnarti il dettaglio.

Il tango è un percorso affascinate di ricerca della perfezione, del giusto passo, del giusto segnale, nonché del ballo che esprime meglio la tua personalità. Ballare tango non è quindi riprodurre sequenze prestabilite ma è creare il proprio ballo con gli strumenti e le competenze apprese eseguendo quelle sequenze prestabilite.

Buon CondiviTango e buone lezioni a tutti.

Al prossimo articolo.

Silvia Bella

Ma quanto devo studiare tango?

Quanto devo studiare per diventare un buon ballerino di tango argentino? Quando posso smettere di andare a lezione?

Sovente in milonga sento frasi come: “Non vado più a lezione perché ormai le figure e i passi che voglio fare li so e non mi interessa impararne altri” oppure “Ormai so ballare in milonga e quindi non mi serve più andare a lezione”. Purtroppo, sovente, si constata che questi ballerini ballano piuttosto male, spingono, tirano, non vanno a tempo e chi più ne ha, più ne metta.

Sfortunatamente non è semplice capire di aver ancora bisogno di lezioni di tango se non hai superato un certo step. Anche io dopo circa un anno di studio (e potete ben immaginare come potessi ballare) avevo pensato, in un momento di pazzia, che non avessi più bisogno di lezioni. Mi era balenato nella testa il pensiero “ma si, bene o male tutte le figure che mi propongono in milonga le faccio, mi invitano, mi diverto, cosa voglio imparare di più?”

Analizziamo la frase:

1) “tutte le figure che mi propongono in milonga le faccio”: chi l’ha detto? Se non sei una ballerina esperta a volte neanche ti accorgi di non aver seguito bene le marche. Ma il ballerino se ne accorge eccome.  Capita quindi questo: il ballerino si adatta al tuo scarso repertorio di risposte e concludete una tanda ma, probabilmente, se è un bravo ballerino, la prossima volta ci penserà due volte prima di invitarti di nuovo.

2) “Mi invitano”: Certo che ti invitano, ma chi ti invita? Ballerini che a loro volta ballano discretamente male. Perché ovviamente quelli bravi ti staranno alla larga.

3) “Mi diverto”: Questo è vero, in ogni caso ci si diverte sempre e comunque. Se balli bene o male alla fine ti divertirai. Ma vuoi mettere la soddisfazione di ballare bene, di essere una ballerina ambita non per la tua scollatura ma per il tuo modo di ballare?

4) “cosa voglio imparare di più?” va beh.. l’elenco sarebbe troppo lungo per esaurirlo in questo articolo…

Ovviamente questo vale per le ballerine ma, ancor di più, per i ballerini. Questi infatti propongono e pertanto sono quelli che costruiscono il ballo. Come si può ballare bene se lui non ha studiato? Come pensi possa ballare  una ballerina con un ballerino che non ha studiato a sufficienza? Te lo dico io.. senza peli sulla lingua.. -Male! Magari ballerà con lui perché sono amici, perché non si osa a dire no, perché pur di ballare si adatta, ma sicuramente non perché si trova bene. Per non parlare di tutte quelle ballerine che al suo arrivo si dileguano, distolgono lo sguardo o addirittura si negano apertamente.

Decidere di non andare più a lezione, per un uomo, significa accettare tutto questo ed invitare solo le ballerine che sposano il suo modo di pensare. Quelle che, a loro volta, hanno deciso che è meglio accontentarsi di quello che si ha piuttosto che continuare a migliorarsi.

Vi svelo un segreto, che forse vi ho già rivelato in uno scorso articolo,  per capire cosa migliorare: fatevi fare un filmato. Riguardatevi e poi ne riparliamo. Mentre ballate vi sentite come Chicho Frumboli e la Juana Sepulveda? Ebbene, probabilmente all’esterno non è così. Vero, sovente non è molto gratificante per la propria autostima ma sicuramente è uno stimolo a migliorarsi. Vedere con i propri occhi quello che non va e capire quali sono i propri punti deboli fa capire che c’è ancora della strada da fare. Questo è il mio consiglio se volete migliorare.

Andando a grandi manifestazioni, tipo TangoEmotion, in cui si possono frequentare lezioni di altissimo livello con maestri internazionali, puoi vedere che, a lezione da loro, vanno tantissimi ballerini e ballerine che, la maggior parte delle persone, considerano “arrivate”. Maestri e campioni di tango che si rimettono in gioco per scoprire nuove modalità, nuove tendenze, nuovi movimenti. Se lo fanno loro, figuriamoci se noi allievi possiamo smettere di apprendere e di migliorare. Anche perché, forse non ci si pensa, ma da quando si smette di studiare, non solo non si imparano più cose nuove, ma addirittura di disimparano quelle vecchie. Si continuano ad eseguire passi fatti male che con il tempo saranno fatti sempre peggio.

Ma allora dovrò studiare per sempre? Probabilmente si. Ma non necessariamente facendo i corsi tradizionali. Quando sarai già bravo potrai dedicare all’apprendimento le tue vacanze o dei fine settimana. Ci sono tantissimi eventi che te lo consentono. Vacanze tango, festival ecc.. per divertirti ed unire la tua passione per il ballo. Questi insegnamenti dovranno poi essere interiorizzati ma lo farai ballando e ballando e ballando…

Buon CondiviTango a tutti e, mi raccomando, non smettere mai di imparare e migliorarti. Al prossimo articolo.

Silvia Bella

Quanti maestri di tango devo avere?

Qual è il modo migliore di apprendere il tango argentino? E’ meglio avere un solo maestro (inteso anche come coppia di maestri)  ed acquisirne lo stile e le movenze, oppure è più profittevole cambiare maestro ogni tanto, provare più modalità, posture e prospettive?

Mi ricordo che dopo circa sei mesi di ballo, durante una vacanza tango, ho fatto lezione con un maestro molto famoso. I suoi insegnamenti mi hanno completamente mandata in crisi. Avevo, fino a quel momento, imparato l’abbraccio del tango con una postura leggermente protesa in avanti, in abbraccio stretto, mentre lui insegnava a mantenere i corpi perfettamente perpendicolari al pavimento, in abbraccio aperto. Quella era la postura da lui proposta in quanto, a suo avviso, migliore.

Ho trascorso tutte le vacanze a cercare di modificare un abbraccio ed una postura che non avevo ancora compreso a pieno. E’ stato un lavoro faticoso che ho abbandonato quasi subito tornata a casa, ricominciando ad attenermi agli insegnamenti dei miei maestri originari.

Allora queste lezioni non sono servite a niente? In realtà mi sono servite. Forse non subito a migliorare il mio ballo ma, sicuramente, a farmi comprendere che non c’è un solo modo di ballare tango argentino. Ci sono tanti modi di farlo e non si può dire che uno sia più corretto di altri. Mi ha fatto capire che ogni insegnamento, specialmente quello che ti mette in difficoltà, sarà importante per il tuo ballo perché ti darà una prospettiva diversa che fino a quel momento non hai visto e non hai ancora sperimentato.

Tuttavia, per usufruire a pieno degli insegnamenti di altri maestri, è importante affrontarli avendo una base su cui lavorare. Seguire le lezioni di un maestro fisso per un po’ di tempo, ti consentirà di avere delle certezze ed essere indirizzato e seguito correttamente nella tua crescita come ballerino. Non si può iniziare a ballare il tango argentino senza avere una guida, un mentore che ti seguirà nei passaggi più delicati dell’apprendimento.

Ecco qual’era stato il mio problema all’epoca di quegli stage. Non ero sufficientemente preparata. Non avevo ancora appreso gli insegnamenti dei miei maestri e non ero ancora in grado di provare a modificarli. Nonostante questo, ritengo che quelle lezioni siano comunque state utili alla mia crescita come ballerina, anche se forse solo a livello teorico. All’epoca non ho applicato quegli insegnamenti ma adesso ci penso e sperimento sovente quei consigli mentre provo nuove combinazioni di passi.

Mettere in pratica istruzioni di maestri diversi è, a mio avviso, fondamentale per acquisire il proprio tango, uno stile che ti è congegnale e che rispecchia quello che ti piace e come ti piace. Ogni insegnamento ti apre una nuova possibilità di comprensione. Ti consente di conoscere meglio te stesso e conseguentemente di muoverti con consapevolezza. Ti permette  di acquisire nuove modalità e passi. Apprenderai così una prospettiva diversa che minerà le tue certezze, che stanerà i tuoi punti deboli, stimolandoti a superare le difficoltà e a migliorare sempre di più il tuo tango.

In conclusione: impara dal tuo maestro, segui regolarmente le sue lezioni e percorri la strada che ti indicherà. Poi, però, cerca nuovi insegnamenti, nuovi stimoli e nuove proposte. Puoi farlo, in modo veramente piacevole, durante vacanze tango o, in modo intensivo, durante i numerosi festival di cui puoi usufruire durante l’anno.

L’importante è farlo sempre in modo divertente e stimolante.

Buon CondiviTango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Le vere origini del tango argentino. E’ veramente un ballo di origini africane?

Tutti sappiamo che il tango argentino è un ballo diffusissimo in Argentina e in Uruguai ma non tutti sanno che il tango non è nato in America. In America ci è arrivato o meglio ci è arrivato un ballo dal quale poi si è sviluppato il tango argentino.

L’origine del tango o meglio la sua base si ritrova infatti e sorprendentemente in Europa, come spiega il presidente dell’Istituto Argentino di Tango Marcelo Castelo. L’autorevole fonte infatti, chiarisce che il tango, inteso come ballo di coppia che si differenzia dai balli individuali molto diffusi nel passato, si ritrova già agli inizi del 800 in Europa e ciò è provato da molti dipinti e ritratti dell’epoca. Si trattava di un ballo che potremmo definire un antenato del tango argentino in quanto aveva già in sé la base di un ballo che poi mescolandosi con la cultura locale ha originato il tango argentino di oggi.

Proprio così tangheri….la base del tango ha origini europee. Non nego che questo mi rende veramente  molto orgogliosa tanto più che addirittura i primi ballerini che hanno viaggiato per il mondo per insegnare e far conoscere il tango erano europei. La prima coppia era “las Argentinas” un duo tutto al femminile di cui faceva parte l’allora famosissima Olympia D’avigny e la seconda coppia era composta da Arturo e Maria Mechereni.

Ma come mai questi natali sono tanto sconosciuti ai più? Marcelo Castelo svela l’arcano. Dopo che questa danza, antenata del tango, dall’Europa arrivò nel continente Americano, principalmente a Cuba, per poi diffondersi nell’America del nord e del sud, continuò la sua evoluzione incontrando le culture locali (il tango è un ballo vivo e pertanto in continua trasformazione). Venne poi “rivenduto” all’Europa come un “prodotto di origini Africane”. Tali origini, secondo Marcelo Castelo erano solo frutto di una operazione di marketing per rendere più esotico ed appetibile un ballo che, per quanto modificato, aveva ancora tutte le caratteristiche fondamentali di quello arrivato dall’Europa, l’abbraccio, il contatto fisico, la postura del corpo ecc.

In Argentina e in Uruguai, patrie di fermenti culturali e culle di movimenti innovativi, la danza di origini europee ha trovato modo di svilupparsi e di arricchirsi di passi, di improvvisazione, di estro creativo. Si è trasformata in “tango argentino” un ballo innovato ed intriso di cultura locale. Una cultura arricchita dalla multiculturalità legata alla forte immigrazione del periodo.

Il tango argentino è, da allora, cresciuto e oggi brilla di luce propria tanto che è stato dichiarato Patrimonio dell’Unesco. Tanto di cappello a questi paesi che hanno saputo valorizzarlo a tal punto investendoci tanta passione e tanto lavoro. E’ per questo che oggi in tutto il modo si balla il tango argentino.

Oltre a quanto detto, ci sono altre cose che mi rendono veramente orgogliosa di essere italiana:

Prima di tutto sapere che parte di questi argentini che hanno permesso lo sviluppo e la crescita del tango erano Italiani. Per circa 120 anni infatti tra il 1830 e il 1950 quasi 4 milioni di italiani emigrarono in Argentina e molti dei principali protagonisti del tango, Argentini ed Uruguaiani, furono immigrati italiani.

Un esempio tra tanti: Miguel Zotto, di cui ho pubblicato l’intervista sulla mia pagina fb Condivitango, è di origine italiana. In questa intervista, Zotto parla dell’importanza degli italiani nella crescita del tango e di molte altre interessantissime curiosità.

Altro motivo di orgoglio riguarda la musica: grandissima parte del peso culturale del tango è di origine Italiana. I nomi dei maggiori compositori di musica, a partire dai primi anni del Novecento fino agli anni ’30 e ’40,  come Aníbal Troilo, Juan D’Arienzo, Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese, Francisco De Caro, sono tutti figli di Italiani. Lo stesso compositore e direttore d’orchestra Astor Piazzolla aveva il padre pugliese.

Non vi fa piacere di avere nel sangue la base del tango argentino e di poterlo sentire anche un po’ nostro? A me si e, ne sono sicura, anche a voi.

Buon condivitango a tutti e al prossimo articolo!

Silvia Bella

Il tango argentino: la comunicazione tra i ballerini

Il tango è comunicazione, è un linguaggio che si apprende come si impara una lingua straniera. Imparare il tango argentino vuole dire apprendere come comunicare non solo come muoversi.

Il ballerino e la ballerina si muovono in una concatenazione di movimenti che sono il risultato di proposte e risposte, di inviti e di riscontri. I ballerini si uniscono su una pista da ballo in un abbraccio denso di significato e con una semplice intenzione portano avanti un ballo lungo un brano, tra pause, accelerazioni, respiri e contatto.

La donna deve seguire l’uomo?

Alla prima lezione di tango ti viene, giustamente, detto che la ballerina deve seguire. E’ il ballerino che “comanda”, è il ballerino che decide cosa si fa e quando. E’ il ballerino che si prende la responsabilità della ronda, di proteggere la ballerina, di farla ballare in sicurezza e in modo piacevole, di sfruttare gli spazi vuoti della milonga in un percorso, a volte poco agevole, tra gli altri ballerini.

Tutto questo è vero perché all’inizio sarebbe troppo complicato spiegare che anche la ballerina deve fare del suo. La ballerina non è una mera esecutrice di movimenti. Lei può decidere di non rispondere ad un segnale, ha la libertà di non fare quel gancio, se vede che non c’è lo spazio per farlo, di non fare quel voleo, se lo ritiene pericoloso, insomma di non rispondere ad un segnale qualora lo ritenga opportuno.

Però sarebbe necessario che i ballerini fossero consapevoli di tale scelta. Alcuni di loro infatti interpretano come poco brave ballerine che non eseguono pedissequamente i segnali dati. I ballerini con più esperienza, tuttavia, sanno che talvolta un segnale potrebbe non essere compreso o non eseguito e pertanto procedono nel loro ballo da quel momento, senza recriminare o giudicare. Un bravo ballerino sa che il segnale è una proposta non un ordine e che la ballerina può e deve interpretare il suo ballo senza costrizioni.

Questo non significa che le ballerine da ora in poi possano muoversi a caso perché si sentono in diritto di non seguire i segnali. Significa solo che, fermo restando che è sacrosanto seguire le proposte dal ballerino, devono sentirsi libere, talvolta, di non eseguire un passo che ritengono, in quel momento, non appropriato (faccio solo l’esempio di un gancio alto quando hanno un abbigliamento che non consente di alzare troppo le gambe).

L’attenzione del ballerino durante il ballo.

Il ballerino deve essere molto attento ai passi che propone. Le proposte infatti devo essere adeguate alla preparazione e alla predisposizione della ballerina. Per questo il primo brano della tanda serve a testare la comunicazione dei segnali e la risposta della tanghera agli stessi. Serve a capire la sintonia della coppia. Anche due ballerini esperti potrebbero non trovarsi bene a ballare assieme, non è solo questione di preparazione ma di feeling. Il tango è un linguaggio complesso in cui sovente si parla con accenti diversi, non tutti si capiscono, ma si possono imparare.

Se è vero che ballerini che si incontrano per la prima volta potrebbero far fatica a ballare assieme è anche vero che in quel caso la tanda dovrebbe essere impostata in modo semplice e lineare, senza tentare passi complicati o azzardati. Prudenza è la parola d’ordine sempre, ma specialmente in questi casi.

Ruolo della ballerina

Le ballerine devono sentire, devono capire i segnali e rispondere con energia e decisione. Sono partner di ballo non marionette. Sono il fulcro e la parte più visibile e più bella della coppia. Devono assolutamente interpretare seguendo il ritmo e i segnali con la consapevolezza di essere le regine del ballo. Devono saper essere belle, eleganti e sensuali. Devono abbellire il tango non solo con i bei vestiti ma anche con le movenze, con l’eleganza. Utilizzare abbellimenti e vezzi da ballerina, curare la postura del piede e della schiena. Insomma è necessario imparare la tecnica.

La tecnica come parte fondamentale della comunicazione

La tecnica va imparata anche dall’uomo ovviamente. Anche il ballerino deve essere bello ed elegante. Ma apprendere la tecnica serve principalmente per diventare buon esecutore di passi e di segnali. Dare un buon segnale, con il corpo e non con le braccia, con l’intenzione che arriva dalla respirazione e dall’energia del baricentro e non dallo spostamento, sono abilità che si imparano esclusivamente seguendo corsi di  tecnica.

Per avere un buona comunicazione quindi entrambi i ballerini devono acquisire la tecnica, non solo i passi. Una volta che sarà interiorizzata quella si potrà dire di aver fatto un notevole salto di qualità.

Concludo questo articolo con l’augurio che proviate più abbracci possibili, che sperimentiate molti accenti e che troviate il piacere di interpretare assieme la musica. Non c’è cosa più bella.

Buon tango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Abbigliamento in milonga. Tango argentino.

Come ci si veste in milonga? Abbiamo sempre sentito dire che la milonga è un posto elegante e che bisogna vestirsi bene ma, la domanda sorge spontanea, cosa significa vestirsi bene in milonga?

Sappiamo perfettamente che, a seconda dei contesti, esiste un abbigliamento appropriato, quantomeno per convenzione sociale, per non risultare un “pesce fuor d’acqua” e non essere additati come sconvenienti. Ogni contesto ha un  abbigliamento adatto. Sappiamo benissimo, infatti, che non possiamo andare in smoking ad un festa informale o presentarci in pantaloncini corti ad un matrimonio, ma non è assolutamente scontato quale vestiario richieda una milonga.

Lungi da me dirti quale abbigliamento utilizzare ma, se ti fa piacere, vorrei darti due dritte in merito.

Prima di tutto desidero precisare che è importante vestirsi come ci si sente. Io inizialmente, come ho già detto in un mio precedente articolo, andavo in milonga vestita con i miei abiti estivi. Vestitini che mi consentivano di muovermi liberamente ma che non avevano niente a che fare con i vestiti da tango. D’altronde ero una principiante e non mi dispiaceva che si vedesse anche da fuori. La prima cosa che ho comprato sono state le scarpe da tango perché, effettivamente, con le calzature adeguate si balla più agevolmente e si fa meno fatica. Questo non significa che sia inappropriato vestirsi “da tango” sin dall’inizio. Ognuno deve fare quello che lo fa sentire a proprio agio e tutti siamo diversi.

Quindi, se sei alle prime armi, non è obbligatorio vestirsi da tanghera o da tanghero se non ti fa stare a tuo agio. Usa quello che hai a casa pensando però che non deve intralciare il ballo. Quindi niente tubini senza uno spacco profondo, niente gonne lunghissime e a, mio avviso, niente minigonne. Se sei un uomo usa pure il completo elegante o casual che hai a casa con una camicia, meglio non usare pantaloni troppo stretti che impediscono i movimenti e che, sinceramente, non sono neanche un bel vedere.

Abbigliamento da tango:

Non tutte le milonghe sono uguali:

Le milonghe formali (come eventi organizzati in posti raffinati o le milonghe di gala dei festival o gli eventi in cui si assiste ad un concerto prima o durante la milonga ecc.) richiedono un abbigliamento particolarmente curato, vestito o completo da tango per lei, con scarpa nuova o poco consumata, e giacca, cravatta e, perché no, gilet per lui.

Le milonghe meno formali (come eventi all’aperto, milonghe settimanali delle scuole di tango ecc..) necessitano di un abbigliamento meno impegnativo. La donna può concedersi un completo meno elegante e l’uomo si può presentare senza cravatta e con una giacca più sportiva. Insomma sempre curati ma più casual.

Mi raccomando solo di evitare di vestirsi con completi adatti alle esibizioni di tango escenario durante una qualsivoglia milonga, anche la più formale od elegante (sarebbe come andare al compleanno di tuo nipote in frac).

L’abbigliamento tanghero si trova facilmente, ci sono negozi specializzati che vendono ogni genere di abito, gonna, pantalone, scarpe ecc..  e potrai trovare ampia scelta anche durante le milonghe o gli eventi che espongono questi “prodotti” in vendita. Certamente l’importante è scegliere bene. Prova sempre i vestiti per verificare come ti stanno, sovente sono capi fatti a mano e le taglie possono variare. Inoltre ci sono vari modelli di abito, prendi quello che più ti valorizza.

Scarpe da tango

Da donna: Scegliere le scarpe da tango non è semplice. La mia prima scarpa l’ho acquistata con il tacco decisamente troppo alto, era bellissima, nera scamosciata con tacco 10. Poi mi sono resa conto che ballare su quei trampoli era troppo faticoso. Te lo sconsiglio vivamente.

Io porto il 39 e un tacco 8 va più che bene. Ha ugualmente una bella linea ma è più confortevole. Controlla che il plantare sia morbido, quando lo schiacci deve affondare il dito, altrimenti risulteranno troppo dure e ti verrà male ai piedi. Ricorda che il peso della donna è tutto sulla parte anteriore del piede. La suola normalmente è di bufalina o in altro materiale e consente di scivolare in modo corretto. Per la forma e il colore sbizzarrisciti. Ricorda però che le paillettes tendono a staccarsi, pertanto, accertati che le scarpe siano di prima scelta altrimenti, alla prima milonga, resteranno tutte sulla pista.

Da uomo: Per parlare delle scarpe da uomo ho chiesto una consulenza al mio ballerino e vi riferisco le sue parole. Le scarpe da uomo devono essere comode e rispecchiare il gusto di chi le indossa. La suola deve essere in bufalina, almeno all’inizio, perché questo ti consente di abituarti alla precarietà della poca aderenza con il pavimento necessaria per “pivottare” e fare movimenti fluidi. Successivamente si può passare alle suole composite o in cuoio che sono ancora più scivolose. Insomma andate per gradi.

Forse mi sono dilungata un po’ troppo sull’argomento quindi non mi resta che augurarti buona milonga. Al prossimo articolo!

Silvia Bella

Tango argentino. La milonga e le sue regole.

Quando si può andare per la prima volta in milonga? come devo affrontarla? chi posso invitare e come? Queste sono alcune delle domande che i ballerini alle prime armi si pongono quando iniziano a pensare di andare a ballare in milonga.

Prima di tutto vorrei chiarire cosa sia una milonga. Questo termine, ai più sconosciuto, indica un posto fisico in cui si balla il tango argentino. Può essere in un posto chiuso (un locale, una palestra, una discoteca ecc) oppure anche in un posto aperto (un giardino, una piazza ecc..). Ovunque ci sia musica da tango e dei ballerini che ballano, quella è una milonga.

Normalmente le milonghe sono organizzate in posti in cui sia agevole ballare. Il pavimento deve essere liscio, per consentire ai ballerini di muoversi in modo comodo e di effettuare agevolmente i pivot tipici del tango, e in piano, per tutelare la stabilità dei ballerini.

Di solito la pista da ballo è delimitata da sedie e tavolini ed è li che i ballerini si siedono tra una tanda (insieme di brani musicali suonati in sequenza ed intercalati da una cortina non ballabile) e l’altra. Le dame si siedono e attendono l’invito dei cavalieri.

Questa consuetudine dell’invito dell’uomo, che qualcuno ritiene debba essere superata, deriva dalla tradizione argentina. Il modo più elegante per l’uomo di invitare una dama è con la mirada, uno sguardo. Quando gli occhi di due tangheri si incrociano e nessuno dei due abbassa lo sguardo è fatta. Normalmente la donna risponde con il cabeceo, un gesto della testa che indica assenso. Dopo di che, entrambi raggiungono la pista da ballo incontrandosi nell’abbraccio del tango. Questo ovviamente sarebbe il modo più elegante di invitare, ma sovente capita che il ballerino, per mille motivi, vada direttamente davanti alla ballerina per chiederle di ballare (metodo meno elegante ma sicuramente efficace). Io ti consiglio di usare il primo metodo almeno con le ballerine sconosciute, farai sicuramente un’impressione migliore. Anche le ballerine, in realtà, possono fare la mirada ovverosia cercare, a loro volta, di intercettare lo sguardo del ballerino con cui vogliono ballare, sperando che lui ricambi il suo sguardo, ma ufficialmente l’invito arriva dall’uomo.

Solo in alcuni posti e solo in alcune milonghe, talvolta per consentire a tutte le donne di ballare, gli organizzatori mettono una “tanda rosa”. Una tanda in cui è consentito l’invito alle donne. Ma questa è una eccezione e non so neanche quanto questa pratica sia diffusa.

L’atmosfera della milonga è decisamente seriosa. I ballerini ballano con espressioni concentrate e la musica normalmente varia tra il romantico e lo struggente (molto suggestiva a vedersi) ma le tande di tango e di vals vengono intercalate (a scadenza) da una tanda di milonga (ballo più veloce e più giocoso che trasforma per un attimo l’atmosfera in una sua versione più leggera).

Quando posso andare in milonga? Non c’è un livello minimo di studio di tango per andare in milonga, tuttavia, i ballerini devono sentirsi di farlo in quanto devono poter ballare senza intralciare la ronda (il giro antiorario che convenzionalmente si usa per ballare in pista) e senza mettere in pericolo la ballerina. Per le dame è più semplice perché sono guidate dal loro cavaliere. Queste ultime possono andare in milonga quando ritengono di riuscire ad interpretare almeno i segnali dei passi fondamentali del tango.

Cosa indispensabile da sapere, inoltre, è che la milonga ha il suo galateo. Le regole che vengono applicate in Italia sono meno restrittive di quelle argentine ma, chi vuole parteciparvi, deve conoscerle, ecco le fondamentali:

1.L’abbigliamento in milonga deve essere appropriato al luogo (tratterò in un altro articolo questo argomento)

2.Se la donna è accompagnata, la prima tanda e l’ultima deve ballarle con il suo accompagnatore (evitare di invitare ballerine accompagnate appena arrivate o all’ultima tanda).

3.I ballerini devono ballare in pista seguendo la ronda (girando in senso antiorario, senza zigzagare e senza fare passi indietro per evitare collisioni). L’uomo procede in senso della pista e pertanto deve ballare senza intralciare altri ballerini e proteggendo la sua dama (che balla in senso inverso e non vede la pista) da eventuali urti.

4.Il ballerino deve rispettare il livello di ballo della ballerina che ha invitato proponendole solo passi che conosce o comunque idonei alla sua preparazione. Il primo brano della tanda serve per testare la risposta ai segnali di comunicazione nella coppia e, solo nei brani successivi, possono essere proposti passi più elaborati.

5.In milonga non si insegna e non si parla durante il ballo (il tango richiede concentrazione, chiacchierare deconcentra e rende impossibile ballare senza incorrere in errori, collisioni o infortuni vari).

6.Chi non balla può chiacchierare ma senza disturbare i ballerini, inoltre non può attraversare la pista durante il ballo, ma dovrà camminare ai bordi senza intralciare la ronda.

7.Si deve curare la pulizia personale. Se si suda molto è importante portarsi il necessario per rinfrescarsi. Il tango si balla abbracciati e deve essere un piacere sentire il profumo dell’altro, non un supplizio a causa della sua puzza.

A mio avviso queste sono le regole più importanti che devono assolutamente essere rispettate da tutti coloro che vogliono frequentare una milonga.

Al prossimo articolo e buon tango a tutti.

Silvia Bella