Quarantena: ne usciranno più forti solo gli audaci!

Siamo tutti a casa, nessuna milonga, nessuna lezione, vietato assembrarsi, vietato uscire se non per estrema necessità. Ecco la situazione in cui stiamo vivendo in questo periodo. Ci chiediamo per quanto tempo continuerà questa quarantena forzata e se le cose torneranno mai alla normalità.

Ed ecco che vi svelo un segreto: tutto passa, anche le cose più difficili e faticose, anche gli avvenimenti più dolorosi e nocivi. Ce lo insegna la storia. Il mondo ripartirà presto e si spera che ognuno avrà imparato qualcosa da questa esperienza. In primis gli Stati, che dovranno imparare ad organizzarsi per eventi futuri come questi e comprendere che la solidarietà è la chiave della sopravvivenza. Ma anche noi, nel nostro piccolo, dobbiamo capire che è importante prendesi cura di noi stessi e della nostra salute fisica e mentale. Basta cibo spazzatura, basta fumo, basta scuse.

La chiave è amare se stessi e prendersi cura della propria salute. Il segreto è stare bene fisicamente e mentalmente. Trovate la causa dei vostri malesseri e cambiate il vostro stile di vita. Siate decisi e cambiate le vostre abitudini se sbagliate. Dedicatevi a quello che vi piace.

NOI TANGHERI AMIAMO IL TANGO!!! Non abbandonatelo solo perché siete in quarantena. Seguite i maestri sui social o sui gruppi, guardate video, studiate la tecnica e la musicalità. Anche se non siete in coppia ci sono molte attività che potete svolgere individualmente. Fidatevi funziona.
Quando tutto questo sarà finito sarete più informati e consapevoli delle vostre potenzialità! Sono convinta che ne usciremo più forti di prima se solo avremo avuto l’audacia e la lungimiranza di affrontare questo periodo come una occasione di crescita. Tanto tempo a disposizione va correttamente speso altrimenti sarà tempo perso.
Studiate, provate, informatevi con la consapevolezza e l’entusiasmo di chi sa di fare qualcosa di positivo per il suo futuro.

Vi aspetto sulla pagina fb #Condivitango con tutti i contenuti che giornalmente vi propongo.
Buono studio e buon CondiviTango a tutti
Silvia Bella

Nonostante lo stop SIAMO TANGHERI. Cose che possiamo ancora fare!!

Quello che sta succedendo in questo periodo è incredibile e nessuno di noi avrebbe potuto immaginarlo. L’arrivo di un virus sconosciuto ha trasformato il Tango in una attività pericolosa e ha portato con se la proibizione del contatto umano che è l’anima e l’essenza del tango argentino.

In questa situazione desolante fatta di scuole chiuse, di milonghe annullate, di gare sospese, siamo passati dalla fase della disperazione a quella della rassegnazione. Le cose stanno così e, per ora, non cambieranno. Non è più il tempo per lamentasi o di ribellarsi cercando scappatoie. Questo è il tempo di attendere che le cose migliorino, che questo maledetto virus, come è venuto, se ne vada e che ci lasci nuovamente la libertà di godere delle nostre passioni, di poter ritrovarci ed abbracciarci, di poter ballare tango liberamente, ovunque e con chiunque.

Ci vorrà del tempo ma voglio essere ottimista, torneremo tutti a ballare e sarà meglio di prima.

Ad ogni modo, ora che abbiamo archiviato le scarpe da ballo, cosa possiamo fare? Se leggi gli articoli di giornale potrai trovare moltissime alternative: leggere romanzi, pulire la casa, aiutare tuo figlio a districarsi tra app e lezioni a distanza ecc… ma noi non siamo come tutti gli altri, ricordatelo! NOI SIAMO TANGHERI. Non basta un virus per toglierci questo, non bastano le proibizioni e le nuove regole ad estirparci la passione per il tango argentino. Quindi vanno bene i romanzi e le pulizie di casa, ok ad aiutare i figli e quant’altro, ma il tango lo dobbiamo coltivare. Non possiamo e non dobbiamo metterlo in un cassetto in attesa di tempi migliori.

Niente e nessuno ci può rubare la nostra identità di ballerini e quindi:

pensa al tango, ascoltalo, guarda le esibizioni su internet, collegati alle dirette dei maestri sui social, studia la tecnica proposta sul web. Insomma, sfrutta questo tempo per dedicarti al tango in modo diverso dal solito. Se sei così fortunato/a di avere un compagno/a a casa che balla, ovviamente per te sarà più facile provare, riguardarti le lezioni fatte, studiare quel passo che non veniva o soffermarti sulla tecnica di coppia. Se invece sei solo/a dovrai impegnarti di più per trovare soluzioni di studio. Mettiti davanti allo specchio e prova i tanti esercizi di tecnica che hai imparato, prova a controllare se sono eseguiti in modo corretto, se perdi l’equilibrio o se stai correttamente in asse, guarda tutorial di tecnica e dirette web.

Una scelta interessante, inoltre, potrebbe essere quella di approfondire la storia del tango oppure la musicalità, i musicisti e il loro percorso, insomma entrare nel vivo della cultura di quel ballo che tanto ami e che tanto ti manca.

Pensa che questo momento passerà e che potrebbe essere ricordato da te non come un periodo di stop ma come un’occasione di arricchimento culturale. Focalizzati su quello che puoi fare e non su quello che non puoi fare.

Non lasciare che il coronavirus rubi la Tua identità. Sii BALLERINO anche se non puoi ballare.

Buon CondiviTango a tutti!!

Un abbraccio virtuale.

Silvia Bella

Questa sera che milonga scelgo? Tango argentino.

Come scegliere la milonga giusta per te? Come mai ci sono milonghe divertenti e in cui ci sentiamo bene, dopo le quali abbiamo un senso di soddisfazione e quelle che, invece, rimangono solo un brutto ricordo?

Ci sono tanti elementi che fanno la diferenza tra una milonga e l’altra e la scelta dipende dalle tue preferenze personali. Non c’è una milonga pessima o una musica imballabile, c’è invece una milonga che ti piace e musica che ti ispira.

Ci sono quattro elementi da tenere in considerazione prima di scegliere una milonga:

1) la musica;

2) la location;

3) la compagnia;

4) la frequentazione abituale di quella milonga;

Analiziamo i singoli elementi.

1) la musica di pende dal tdj (tango dj) che è presente nella serata, ma non solo, a volte capita di constatare che un tdj cambia un po’ il suo stile a seconda dei luoghi in cui musicalizza.

Ad esempio un tdj che normalmente mette musica tradizionale, se è invitato in una milonga che predilige il tango nuevo e contemporaneo, si adatterà alla richiesta del committente. Pertanto, se è vero che è importante controllare quale tdj musicalizzerà la serata, lo è altrettanto informarsi se quella milonga è tendenzialmente pro tradizionale o pro contemporaneo.

In questo caso non c’è una scelta giusta o sbagliata, dipende molto dai gusti personali. Se conosci il tdj poteresti informarti sullo stile della serata oppure, potrai farlo direttamente, contattando gli organizzatori della stessa. Sbagliare la musica è uno degli errori peggiori in assoluto. Ballare una musica che non ti piace, non ti ispira, che non ti coinvolge è la rovina della serata.

2) la location è importante, il pavimento, l’illuminazione, la disposizione delle sedie fanno veramente molto per creare l’atmosfera e per consentirti un buon ballo. In primis il pavimento. Non andare in milonghe con pavimenti ruvidi, disconnessi e non perfettamente in piano, ne va della salute delle scarpe e dei tuoi arti inferiori. Sembra banale ma non è così scontato. Ti assicuro che ci sono, specialmente milonghe occasionali, organizzate in luoghi improbabili. Sarà anche un porto suggestivo e meraviglioso ma, se si va per ballare, è giusto pretendere che la pista sia adeguata. Milonghe super illuminate o, di contro, troppo buie non sono l’ideale per il ballo e la socialità. Milonghe senza sedie o addirittura con tavolini in un’altra stanza, assolutamente no. Come si fa a mirare e a guardare la pista?

3) la compagnia è fondamentale per l’esito di una serata, una milonga non proprio riuscita potrebbe comunque salvarsi per merito della compagnia di amici che condividono con te l’uscita. Non spostarti in solitaria, fidati, condividere è meglio.

4) Ogni milonga ha la sua clientela fissa (o quasi). Informati su che tipologia di milonga sia, prima di decidere. E’ una milonga sociale di una scuola? È una milonga indipendente frequentata “da quelli bravi”, conosci qualcuno che la frequenta? A questo punto scegli in base alle tue preferenze. L’importante è sentirsi a proprio agio nell’ambiente in cui si è.

Dopo queste riflessioni scegli la milonga giusta per te e non fermarti a quella geograficamente più vicina se non è di tuo gradimento. Condividi il tuo tango con gli amici e divertiti.

Buon CondiviTango a tutti!!

Silvia Bella

Tango argentino. Il diritto di dire NO!

Trattata, nel precedente articolo, la gestione psicologica del rifiuto, la nuova questione è: cosa capita quando siamo noi a voler rifiutare? Guardiamo la questione dall’altra parte rispetto alle precedenti riflessioni, vogliamo sempre ballare con tutti? Un ballerino vale l’altro? Direi proprio di no!!

Ognuno di noi vuole ballare bene, divertirsi, sentirsi accolto, cullato, sentito, messo in grado di dare il meglio sentendosi bene nel farlo. Sovente tuttavia ci ritroviamo a ballare con partners che ci danno tutt’altro che questo, ma lo facciamo lo stesso per i motivi più svariati: amicizia, gentilezza, dovere, timore di essere giudicati “quelli che se la tirano”  ecc..

Ma è giusto che si debbano accettare tutte le tande? Non c’è un diritto di scelta? Per gli uomini è più semplice in quanto sono loro che prendono l’iniziativa, sono loro che invitano e che pertanto possono scegliere con chi e quando ballare. Possono stare seduti alcune tande e non altre, possono guardare la pista e scegliere chi mirare. Per loro non è un problema perché (salvo pochissime eccezioni) le donne non gli si presenteranno davanti per invitarli.

E le ballerine? Il problema non si porrebbe se si applicasse correttamente la modalità dell’invito con la mirada. In questo caso anche le donne potrebbero mirare e rifiutare gli inviti senza necessità di parlare, esclusivamente con lo sguardo e nessuno si sentirebbe obbligato a fare nulla. Purtroppo però spesso questo non accade e gli uomini, in questo modo, si sono ritrovati ad essere gli unici con potere di scelta. Da qui nascono i problemi delle ballerine nella gestione delle tande e degli inviti.

Vorrei ribadire il concetto che anche le donne hanno il diritto di scegliere e questo diritto va esercitato mediante l’utilizzo della mirada e del cabeceo. L’invito non andrebbe fatto in modo diretto. Quest’ultimo costringe la ballerina ad accettare controvoglia inviti indesiderati o a rifiutare apertamente rischiando di incorrere in giudizi e occhiate di riprovazione.

Anche le ballerine devono poter scegliere quando e con chi ballare. Devono potersi riposare, se ne hanno l’esigenza, semplicemente tenendo lo sguardo basso o altrove rispetto ai ballerini. Devono avere la possibilità di non rispondere ad una mirada senza incorrere nell’ira ingiustificata del ballerino di turno. Se il “non ballare” verrà considerato un diritto di tutti, nessuno potrà arrabbiarsi per questo.

Cercare di capire le motivazioni della scelta di stare seduti potrebbe essere di aiuto (e per questo rimando al mio precedente articolo).

Pertanto faccio un appello agli uomini: non utilizzate l’invito diretto. Non costringete le ballerine a mirabolanti azioni per sfuggire ad inviti indesiderati, accettate che le donne non sono obbligate a ballare con voi, devono poter scegliere, solo così saprete che lo fanno per piacere e non per dovere. Sappiate che non è “mirare” se vi avvicinate alla ballerina guardandola insistentemente (mentre lei non se ne accorge) per poi posizionarvisi davanti aspettando che lei si volti. In questo caso è un invito diretto anche se non è stata proferita parola.

Ricordatevi signori che una ballerina che vuole ballare con voi cercherà il vostro sguardo più volte durante la serata, cogliete l’attimo ed invitatela in quel momento. Se questo non accade probabilmente non è interessata.

Un altro punto che mi piacerebbe affrontare è: perché non volgiamo ballare con una persona? È importante chiederselo per capire le motivazioni delle proprie scelte. A volte è semplicemente per paura!

Se è così, se non volgiamo ballare per timore di fare brutta figura, per paura di non trovarci bene, ricordiamoci che il tango è un ballo sociale. Se scegliamo di non ballare deve essere per le motivazioni giuste, altrimenti balliamo.. affrontiamo questo disagio iniziale che di sicuro ci porterà arricchimento e piacere. Apriamoci e sperimentiamo nuovi abbracci e nuove marche, facciamo amicizia e cerchiamo di essere sociali.

Sovente vendiamo in milonga persone che non ballano, che non sorridono, che non parlano, che non socializzano. Ecco, queste persone a mio avviso nascondono la paura dietro questa chiusura. Paura di essere giudicati, di essere soppesati, di rivelare il proprio modo di ballare ad altri, perché quello che si vede nel ballo, a volte, non corrisponde alla sensazione che si prova nell’abbraccio. Se io credo di ballare bene non voglio dare ad altri la possibilità di trovarsi male con me e nel dubbio evito di ballare. Questa è semplicemente paura e come ogni paura va affrontata e superata. Chi se ne frega che non tutti si trovano bene a ballare con me. Bisogna accettare che a volte non ci si trovi bene, ma è necessario aprirsi al fatto che la prossima volta, probabilmente, ci si troverà meglio. La marca va adattata, la reazione anche. Man mano che ci si conosce il ballo sarà sempre più fluido e se non sarà così pazienza, non è colpa di nessuno.

Non abbiate paura e sprattutto esercitate il diritto di scelta in modo libero e spensierato, non createvi problemi per il giudizio degli altri e divertitevi… vi auguro buon Condivitango e a presto.

Silvia Bella

E se ricevi un rifiuto? Tango Argentino

Con questo articolo vorrei addentrarmi in quell’annosa questione che fa arrabbiare tanti ballerini (inteso come dame e cavalieri) nel mondo del tango argentino: è lecito rifiutarsi di ballare con qualcuno? E’ scorretto e riprovevole voler scegliere il/la ballerino/a per le proprie tande?

Il problema è che sovente ci sentiamo rifiutati e frustrati: una ballerina che si nega o l’invito che non arriva,  il rifiuto bruciante o l’attesa invana. Non è semplice gestire tutto questo, ancor più quando vediamo ballerini bravissimi che ballano sempre tra loro e che “se la tirano”, che non ti guardano neanche per sbaglio per timore che tu possa abbozzare una mirada o che possa illuderti di avere una speranza di ballare con loro.

Non nego di averlo pensato anche io in passato, ma  riflettendoci bene, che diritto abbiamo di pretendere un invito? che diritto abbiamo di arrabbiarci se questo non arriva o se ci viene rifiutato?

Molti di noi se la prendono per i rifiuti ricevuti e, a volte, piccole incomprensioni vengono addirittura ingigantite tanto da rovinare rapporti e creare attriti insanabili.

Il problema, a mio avviso, dovrebbe essere risolto in questo modo: non chiediamoci il motivo per cui non siamo desiderati come ballerini ma chiediamoci come lo possiamo diventare.

Se ognuno ha il diritto di scegliere chi vuole abbracciare e con chi condividere il suo ballo, noi abbiamo il diritto di capire come essere quella persona. Non è saggio giudicare gli altri (il giudizio è generato dall’invidia e quest’ultima è una cattiva consigliera) ma possiamo capire le loro motivazioni ed agire di conseguenza. Personalmente mi chiedo spesso il motivo di un mancato invito e me lo spiego con varie opzioni:

1) Potrei non essere abbastanza brava per “meritarmi” un determinato invito. Mi scuserete questo termine ma alla fin fine era l’unico che esprimeva quello che volevo dire. I ballerini non sono obbligati ad invitarmi e lo faranno nel momento in cui crederanno di potersi divertire ballando con me, quando penseranno che la tanda sarà piacevole e che potranno esprimersi al meglio. Questo per me è uno stimolo a migliorarmi sempre di più. In un certo senso sono io che devo dimostrare qualcosa, che me lo devo “meritare”. In questo modo ribalto la responsabilità del mancato invito.

2) Quel ballerino potrebbe trovarmi antipatica: in questo caso il problema è facilmente risolto, vorresti veramente abbracciare chi non ti apprezza?

3) Quel ballerino potrebbe essere timido o non voler ballare con me per altri motivi personali (es fidanzate gelose o altro): in tal caso potrebbe bastare fare amicizia.

4) Quel ballerino quel giorno non è in forma e balla poco quindi riserva le tande alla sua accompagnatrice e a poche altre: in tal caso sarà per la prossima volta.

5) Quel ballerino forse pensa che sono io a non essere interessata: in questo caso  mi chiedo… ma gli ho fatto la mirada in modo corretto? Mi avrà notata?

6) Potrebbero esserci motivi imperscrutabili che per definizione sono imperscrutabili 🙂

In ogni caso, a prescindere dai motivi, abbiamo alcune strategie per ricevere più inviti o meno rifiuti:

1) migliora il tuo ballo: più sarai bravo/a più potrai ballare con chi vuoi;

2) fai amicizia: elimina così le barriere di timidezza e timore all’invito;

3) sii ricettivo/a alle mirade e osa: non darti per vinto/a e continua a mirare, anche tutta la sera se necessario.

4) non giudicare gli altri e sposta il focus su te stesso: piangersi addosso non serve. Migliora te stesso e il tuo atteggiamento e vedrai i risultati.

Spero che questo articolo ti possa essere utile a gestire il rifiuto. Nel prossimo articolo parlerò invece dell’altra faccia della medaglia: il diritto di scegliere.

Buon Condivitango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Non mollare mai. Tango argentino.

Come fare a continuare, anno dopo anno, a studiare tango argentino e non perdere la motivazione. Come fare a non darsi per vinti e mollare o semplicemente accontentarsi di quello che si sa già?

Mi sono fatta questa domanda dopo che mio figlio, una sera, mi ha chiesto: “ma quando finiscono i corsi di tango?”. Con questa domanda lui intendeva sapere quand’era la fine del corso di studio, quando finalmente avrei dichiarato di essermi “diplomata in tango argentino”. La risposta che mi è subito venuta è stata:“credo mai”, ma poi, vista la sua espressione sbigottita ho aggiunto “per ora non vedo la fine, quando sarò più brava si vedrà”.

In realtà so già che questa è una mezza verità in quanto mi è perfettamente chiaro che non si smetterà mai di imparare e di cercare un miglioramento, anche solo per tenersi al passo con i tempi. Ricordo infatti che il tango è un ballo vivo, è un ballo in divenire ed in continua evoluzione.

Ma sapendo questo ed essendo consapevoli del fatto che non si smetterà mai di studiare, come si fa a non mollare? Come di fa a non perdere la motivazione?

Mi vengono in mente alcuni suggerimenti che vorrei sottoporti per provare ad aiutare anche te in questo lungo percorso:

1) Circondati di gente simpatica, fai amicizia e coltiva questi rapporti anche fuori dall’ambiente tanghero (non è semplice parlare in milonga o a lezione, il tempo è poco e si ha altro per la testa). Questo ti consentirà di creare una rete di amicizie ed affetti legati al tango, agevolandone così l’attaccamento;

2) Poniti degli obiettivi ma soprattutto dei sotto-obiettivi raggiungibili nel breve termine. Raggiungere piccoli traguardi, uno dopo l’altro ti gratificherà dandoti una bella sensazione di miglioramento.

3) Divertiti: non prenderti troppo seriamente. E’ giusto avere degli obiettivi e perseguirli ma è anche giusto sdrammatizzare e giocare. Non viene un passo? Non è un dramma, ridici su e sfidati ad impararlo in modo più rilassato.

4) Prenditi delle pause se servono: se non ti va di andare a ballare una sera non sforzarti, ci andrai la prossima volta. Andare controvoglia non è una buona scelta. Attenzione però a non impigrirti.. e questo non vale solo per il tango argentino.

5) Non accontentarti. Punta sempre in alto l’asticella del tuo obiettivo finale.

6) Mettiti alla prova. Sfidati e fai un controllo della tua preparazione ogni tanto. Affidati a bravi insegnati che ti potranno indicare il passo successivo di apprendimento.

Spero che questi consigli ti aiuteranno nel tuo percorso di vita tanghero.  Prova a visualizzarli in contesti reali e ad applicarli se pensi che ti possano essere utili.

Lasciami un commento e se hai delle idee per altri consigli fammele sapere.

Buon CondiviTango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Il Tango è una cura interiore.

Il tango argentino è rivelatore, fa venire fuori  la nostra personalità e il nostro carattere. Al tango non si può nascondere niente, è come uno specchio che riflette la nostra essenza e la rende visibile agli altri. Essendo un ballo di improvvisazione è veramente incredibile come riveli come siamo nella vita e come ci poniamo nei confronti degli altri.

Tutti abbiamo caratteristiche positive e negative (o meglio quelle che noi riteniamo tali). Nella vita queste si alternano e la quotidianità è un susseguirsi di avvenimenti in cui non si fa caso se si è stati egoisti o insicuri, altruisti o determinati. Ogni giorno è diverso e ogni giorno viviamo inconsapevolmente il nostro carattere credendo sempre, o quasi, di essere nella parte del giusto.. oppure siamo pronti a giustificarci per i nostri atteggiamenti negativi. Tutte queste scuse e giustificazioni camuffano la realtà agli altri e sovente anche a noi stessi. Il fatto è che, il più delle volte, non ci prendiamo la responsabilità delle nostre azioni.

Nel tango non funziona così, il tango ti mette alla prova e ti pone di fronte ai tuoi atteggiamenti. Se sei insicuro non potrai essere un buon ballerino, i tuoi segnali saranno indecisi, se sei timido non potrai farti abbracciare con naturalezza e toglierai spontaneità e trasporto al ballo. Se sei autoritario non potrai comportati da gentiluomo se la donna non seguirà alla perfezione i segnali. Se sei egoista non penserai alle esigenze della ballerina e il vostro tango sarà deludente.

La stessa cosa se sei donna, l’insicurezza non ti farà osare a fare quel passo che forse ti hanno segnalato, la timidezza ti renderà rigida nell’abbraccio, se sei autoritaria non potrai tollerare di essere comandata e sarai una pessima follower, se sei egoista non darai abbastanza peso al tuo ballerino e scaricherai le colpe su di lui.

Ma dopo quella fantastica carrellata di aspetti negativi, vorrei rivelarti che, ebbene si, ognuno di noi ha almeno uno di questi difetti. Ma cosa si può fare per evitare che questo pregiudichi tutto il nostro ballo?

La risposta è: il fatto di esserne consapevoli, di riconoscere le nostre caratteristiche e il nostro modo di comportarci, solo così potremmo lavorarci su per capire come cambiare. Ricordatevi che i vostri atteggiamenti non sono quello che siete. Sono solo come vi comportate. Se vi rendete conto di sentirvi insicuri lavorate sulla vostra sicurezza, sulla vostra autostima, studiate il tango ed imparate a farne una scuola di miglioramento personale. Esercitate la vostra sicurezza in questo modo e vedrete che anche il vostro modo di ballare ne gioverà.

Io mi sono resa conto di essere troppo autoritaria nel  mio modo di pormi nell’apprendimento del tango, volevo raggiungere i miei obiettivi in fretta e pretendevo che anche il mio ballerino si adeguasse alle mie aspettative di crescita. Questo creava una continua tensione e ovviamente l’apprendimento ne risentiva. Ad un certo punto ho capito che stavo sbagliando atteggiamento e ho ripreso a fare lezione come un tempo, in modo più rilassato (non troppo ovviamente) e sereno. Da quel momento entrambi siamo migliorati quasi senza accorgercene.

Il tango mette alla prova se stessi e le coppie ma questo non deve spaventare. Questo deve essere visto come una opportunità di crescita e di miglioramento personale.

Sarai un bravo ballerino quando riuscirai a tirare fuori la parte migliore di te esprimendola nel ballo. Tira fuori il tuo altruismo e la tua sicurezza, la tua gentilezza e, quando serve, la tua forza e la tua energia. Mitiga i tuoi punti deboli e lavoraci per liberarti degli atteggiamenti negativi. Mettiti in discussione e vivi con passione.

Se farete questo sarete ottimi ballerini e persone splendide.

Buon CondiviTango a tutti.

Silvia Bella

Trova il maestro giusto. Piccoli ballerini crescono. Tango argentino.

Ho già parlato, in un precedente articolo, della scelta della scuola di tango più adatta per incominciare a ballare tango argentino. Oggi, invece, voglio soffermarmi sulla scelta che si fa più avanti, dopo circa 4-5 anni di ballo quando si è già sperimentato il tango e la sua meravigliosa complessità, quando si ha già idea di cosa significhi dedicare tempo, passione ed impegno all’apprendimento di un ballo così complesso.

Parlo della scelta di chi vuole migliorarsi e vuole passare allo step successivo, chi vuole distinguersi e fare il famoso salto di qualità. Di chi vuole essere notato in milonga per la sua bravura e per l’eleganza dei movimenti. Queste persone hanno l’esigenza di trovare maestri che possano trasmettere loro tutte queste cose. Ma come fare?

Probabilmente ognuno di noi ha una scuola che frequenta settimanalmente, piena di persone conosciute, con insegnati sicuramente qualificati e preparati che insegnano il loro modo di ballare e il loro gusto nell’esecuzione del tango. Come ho già detto è importante mantenere un rapporto costante con una scuola di ballo ma è fondamentale sperimentare nuovi maestri e nuovi insegnamenti. Solo in questo modo potrai scoprire che ogni regola ha la sua eccezione e che ogni maestro riesce a trasmetterti qualcosa di diverso.

Se ti trovi bene nella tua scuola è giusto che tu non la abbandoni, ma questo non ti impedisce di conoscere cose nuove, persone nuove e insegnamenti diversi frequentando i tanti stage che potrai sicuramente trovare ad eventi e vacanze. Se invece senti che gli insegnamenti che ricevi non rispondono più alle tue esigenze, potrai sempre cercarne di nuovi provando altre scuole e altri maestri che possano accompagnarti per un altro tratto della tua crescita tanghera.

Come scelgo io i miei maestri? Se in passato mi piaceva che i miei insegnati spiegassero in modo dettagliato la figura e i suoi passaggi, attualmente invece, sono molto più concentrata sulla tecnica. Non mi interessa, in questo momento della mia crescita tanghera, imparare combinazioni complicatissime, quello che mi preme è la cura del dettaglio, la cura del singolo spostamento, la bellezza dell’estetica e l’ottimizzazione della performance. Voglio maestri attenti e severi. Voglio che mi correggano il particolare. Non è importante la figura ma il singolo passo e come eseguirlo il meglio possibile.

Questo per dirvi che, a volte, le esigenze cambiano. Più cresci e più ti renderai conto di quanto sia difficile continuare a migliorarti se non hai gli insegnamenti giusti. Capita, a volte, che il corso avanzati di una scuola non sia veramente frequentato solo da ballerini avanzati. Se ci sono mescolanze di livelli è probabile che la lezione non possa essere condotta in modo coerente e che ci sia un livellamento verso il basso. Se vuoi crescere cerca una scuola con un buon livello di preparazione del corso superiore.

Non aver paura di cambiare e di metterti in gioco. Cerca gli stimoli giusti, quelli che ti fanno sentire soddisfatto alla fine della lezione. Cerca maestri che facciano venir fuori i tuoi difetti e che ti spieghino come eliminarli e, soprattutto, cerca maestri che ti piacciano come persone oltre che come insegnati, persone che ti sappiano stimolare e incuriosire e che siano generosi.

Solo in questo clima e con collaborazione reciproca si può continuare a crescere ed imparare, sii umile e non sentirti mai veramente arrivato, accogli gli insegnamenti, anche quelli che non ti sembrano, a prima vista, nelle tue corde e sappi che non sei figlio di nessuna scuola. Sono le scuole ad essere a tua disposizione.

Buon apprendimento e buon CondiviTango a tutti. Al prossimo articolo.

Silvia Bella

Per questa volta non smetto. La motivazione nel tango argentino.

Ormai è da tempo che vai a lezione, in milonga, frequenti stage, sperimenti, provi.. ecc.. senti di essere migliorato, sei orgoglioso di te stesso e ti senti  motivato a proseguire la tua preparazione. Ma poi arriva quel giorno, e di questi giorni ce ne saranno molti, in cui, invece, nonostante tutto, ti senti poco più di un principiante. Ti sembra che quell’obiettivo, che credevi raggiunto, si sia inspiegabilmente allontanato e hai, addirittura, l’impressione di ballare peggio di prima.

Ed ecco arrivare lo scoramento, la delusione, la frustrazione. Ti assale una gran voglia di mollare, di fregartene di ballare bene, di accontentarti, perché tanto, forse, non sei abbastanza portato, forse meglio di così non puoi essere. Ma è proprio in questi momenti che devi essere forte, buttare via tutta la delusione e pensare che la tua percezione non è obiettiva.

Cerchiamo di fare chiarezza sulla tua percezione della realtà:

1) Ti sembra di non essere migliorato ma, in realtà, hai solo alzato i tuoi standard. Senza esserne pienamente cosciente, hai iniziato ad essere maggiormente consapevole del tuo corpo, del tuo movimento e dell’interazione con quello della ballerina. Inizi a pretendere da te stesso di tenere una determinata postura, ti imponi di segnalare i movimenti con il busto, di non spingere e non tirare con le braccia.. ecc.. ed è per questo che ti sembra di ballare male. Se sei donna ti sforzi di essere aggraziata, di tenere la schiena dritta e di non cadere nei passi.

Ma rispetto a prima come balli?? Sicuramente molto meglio. Chi inizia  a ballare non è consapevole di nulla, sovente neanche della musica in sottofondo. Ci si muove cercando di completare la sequenza di passi che è stata proposta, tentando di memorizzarla. Che ne sa il principiante della postura, del busto, dell’abbraccio….

2) I tuoi insegnati ti correggono veramente tante cose e ogni volta che lo fanno ti rendi conto di tutte le tue mancanze. In realtà è perché pretendono di più da te. Questo è ovviamente un bene.. Con il passare del tempo  gli insegnati ti chiedono di più. Se prima alcune cose non ti venivano corrette, non era perché andassero bene, ma perché era il massimo che tu potessi dare con quel tipo di preparazione. Man mano che cresci nel tuo percorso tanghero ti verrà sempre di più corretto il famoso “pelo nell’uovo”, ma questo significa solo che stai migliorando.

3) Sovente ti demoralizzi quando, a lezione, viene proposto un passo semplice e non riesci a farlo. Semplicemente perché quel passo semplice contiene segnali complessi o movimenti diversi dal solito. Ci sono passi apparentemente semplici che sono di una estrema difficoltà tecnica. Normalmente sono passi che già si fanno in milonga o che già sono stati proposti in lezioni precedenti ma, mai, ad un livello così tecnico e di precisione dei movimenti. Le lezioni avanzate, a volte, fanno veramente l’effetto di scardinare certezze. Pensi “Eppure l’ho sempre segnalato così e ora mi dicono che invece va segnalato in un altro modo e che l’abbraccio va cambiato e che il piede deve fermarsi in un posto preciso”. Ci credo che subito non ti viene, quante cose nuove devi tenere a mente e soprattutto insegnare al tuo corpo??

4) Ti demoralizzi perché non hai ballato bene in milonga. Ma non tutti i giorni sono uguali. Capita di avere la serata no, di non imbroccarne una, di avere la sensazione di non essere al meglio. Capita, fattene una ragione e non giungere a conclusioni affrettate. La serata no è dovuta a tante motivazioni. Archiviala e non pensarci più.

Leggendo queste parole spero che tu possa sentirti meglio e che possa valutare in modo più obiettivo i tuoi miglioramenti. Può essere inoltre  utile filmarsi, valutarsi e poi rifare la stessa cosa ad un anno di distanza. Vedrete sicuramente miglioramenti vistosi e la cosa vi servirà a non perdere la motivazione, a non demordere e a continuare con rinnovato entusiasmo.

Pertanto, aspettatevi i giorni bui ma superateli con la consapevolezza che sono parte della crescita. Accoglieteli con benevolenza perché corrispondono all’inizio di un nuovo step di apprendimento che vi porterà sempre più in alto.

Buon CondiviTango e al prossimo articolo.

Silvia Bella

L’eleganza nel tango. Come offrire la migliore versione di noi stessi.

Si sa, il tango è eleganza. Si parla tanto dell’eleganza nel tango e, anche io in un articolo, parlo dell’importanza dell’abbigliamento nel tango argentino. Ma l’eleganza si riduce a questo? Non è forse l’atteggiamento delle persone che rende l’immagine di una persona elegante? A volte capita di vedere abiti molto curati ma che risultano addirittura ridicoli quando non accompagnati dal giusto portamento e comportamento.

L’abito non fa il monaco ..ed infatti è vero. Non basta vestirsi da veri tangheri se poi si balla male. Non basta vestirsi elegantemente, se poi non ci si comporta in modo elegante.

Ma cosa significa comportarsi in modo elegante? Stiamo parlando di tango argentino e, pertanto, la mia risposta sarà contestualizzata e adattata a tale situazione. Essere eleganti implica tante cose, a mio avviso e prima di tutto, il rispetto per il tango e per le persone che lo ballano. Il tango è un ballo che merita attenzioni e cure.

1) Rispettiamo la milonga e le sue regole: rispettare la milonga significa rispettarne le regole di galateo e di comportamento. Ho già trattato di questo argomento in un mio precedente articolo ma voglio ribadire il concetto. Non si può essere eleganti se non si rispetta la ronda, se non si mantengono le distanze con le altre coppie in pista, se non si protegge l’incolumità della propria ballerina e se non si invita nel modo giusto. Non si può parlare di eleganza se si passa in mezzo alla pista durante il ballo, se si sbraita e se si litiga in milonga. Il comportamento corretto e rispettoso delle regole è il primo passo per essere eleganti.

2) Rispettiamo noi stessi e gli altri. Non possiamo essere eleganti se, oltre ad esserci vestiti bene, non ci siamo lavati, se siamo venuti a ballare direttamente usciti dal lavoro e magari “sappiamo di cibo e di odori sgradevoli”. Non possiamo essere eleganti se non pensiamo ad utilizzare accortezze per non odorare di sudore dopo un paio di tande o se abbiamo i vestiti bagnati nell’abbraccio del nostro partner di ballo. Come si può pensare che faccia piacere abbracciare una persona completamente sudata. Prendetevi tempo per asciugarvi tra un tanda e l’altra, vestitevi più leggeri o portatevi un cambio, fate delle pause. Insomma, il tango è un ballo che va ballato con contatto fisico. Facciamo in modo che questo contatto non generi repulsione ma piacere di abbracciare.

3) Rispettiamo il tango come ballo di coppia: L’ho già ribadito ma non è mai abbastanza. Il ballerino non comanda ma propone. Il ballerino non invita .. fa la mirada ed entrambi i sessi possono farla. La mirada può o meno andare a buon fine, ma non ci si deve arrabbiare se non si riesce a ballare con la persona che si vorrebbe invitare. Ballare, per le ballerine, non è un obbligo. Le ballerine non sono sottomesse al volere del ballerino, pena l’ira e la riprovazione generale che si esprime con le frasi “guarda.. ha detto no!!!” oppure “quella ballerina se la tira!!” ecc… Gli inviti vanno fatti con la mirada per non incorrere, appunto, in tali spiacevoli situazioni.

Non si deve pensare, inoltre, che l’uomo sia il “conducente” e la ballerina sia la “guidata”. Non c’è un rapporto gerarchico nel ballo e non siamo in Formula Uno e, neanche, in una corsa in bici. Non si guida. Si segnala e ci si adatta l’uno all’altro in modo consapevole e cordiale. Aspettarsi assoluta obbedienza dalla ballerina non è affatto un atteggiamento elegante. Per tornare al tema di partenza, il rispetto reciproco porta ad un atteggiamento elegante e distinto.

4) Rispettiamo gli altri ballerini offrendogli la migliore versione di noi: L’eleganza è portamento, è cura del dettaglio, è rispetto dell’altro. Facciamo in modo che questo non sia solo a livello fisico, di cura della persona e dell’abbigliamento, ma sia anche uno sforzo di offrire al partner la migliore versione di noi come ballerini.. invitare con la consapevolezza di essersi migliorati, di offrire una bella tanda e non semplicemente ginnastica. Questo significa non adagiarsi ma migliorarsi continuamente come ballerini, offrire un abbraccio confortevole, un ballo curato, elegante e piacevole. Imparare a non strattonare, non tirare, non pesare sull’altro, non pestare i piedi, non mettere in pericolo il partner, insomma, arrivare in milonga sapendo di offrire un buon tango. L’eleganza si esprime anche in questo, offrendo il meglio di noi. Chi offre poco, non perché è poco tempo che balla, ma perché ritiene di ballare già abbastanza bene, chi non pensa alla qualità del suo ballo ma alla quantità, chi se ne frega di offrire un’insufficiente tecnica, una scarsa attenzione, chi non ritiene di doversi migliorare per offrire di più, si comporta in modo irrispettoso ed egoistico e sicuramente in modo non elegante.

Per concludere quando si parla di eleganza nel tango si fa sicuramente riferimento a molte cose, all’abbigliamento, alla postura e all’atteggiamento. L’abbigliamento è la parte sicuramente più facile da modificare. Il resto va studiato, compreso ed accettato. Dobbiamo metterci in discussione per capire come offrire veramente la migliore versione di noi… e sono grata al tango che ci da la possibilità di comprenderlo.

Siate eleganti, siate rispettosi. Buon CondiviTango a tutti.

Silvia Bella