Trattata, nel precedente articolo, la gestione psicologica del rifiuto, la nuova questione è: cosa capita quando siamo noi a voler rifiutare? Guardiamo la questione dall’altra parte rispetto alle precedenti riflessioni, vogliamo sempre ballare con tutti? Un ballerino vale l’altro? Direi proprio di no!!
Ognuno di noi vuole ballare bene, divertirsi, sentirsi accolto, cullato, sentito, messo in grado di dare il meglio sentendosi bene nel farlo. Sovente tuttavia ci ritroviamo a ballare con partners che ci danno tutt’altro che questo, ma lo facciamo lo stesso per i motivi più svariati: amicizia, gentilezza, dovere, timore di essere giudicati “quelli che se la tirano” ecc..
Ma è giusto che si debbano accettare tutte le tande? Non c’è un diritto di scelta? Per gli uomini è più semplice in quanto sono loro che prendono l’iniziativa, sono loro che invitano e che pertanto possono scegliere con chi e quando ballare. Possono stare seduti alcune tande e non altre, possono guardare la pista e scegliere chi mirare. Per loro non è un problema perché (salvo pochissime eccezioni) le donne non gli si presenteranno davanti per invitarli.
E le ballerine? Il problema non si porrebbe se si applicasse correttamente la modalità dell’invito con la mirada. In questo caso anche le donne potrebbero mirare e rifiutare gli inviti senza necessità di parlare, esclusivamente con lo sguardo e nessuno si sentirebbe obbligato a fare nulla. Purtroppo però spesso questo non accade e gli uomini, in questo modo, si sono ritrovati ad essere gli unici con potere di scelta. Da qui nascono i problemi delle ballerine nella gestione delle tande e degli inviti.
Vorrei ribadire il concetto che anche le donne hanno il diritto di scegliere e questo diritto va esercitato mediante l’utilizzo della mirada e del cabeceo. L’invito non andrebbe fatto in modo diretto. Quest’ultimo costringe la ballerina ad accettare controvoglia inviti indesiderati o a rifiutare apertamente rischiando di incorrere in giudizi e occhiate di riprovazione.
Anche le ballerine devono poter scegliere quando e con chi ballare. Devono potersi riposare, se ne hanno l’esigenza, semplicemente tenendo lo sguardo basso o altrove rispetto ai ballerini. Devono avere la possibilità di non rispondere ad una mirada senza incorrere nell’ira ingiustificata del ballerino di turno. Se il “non ballare” verrà considerato un diritto di tutti, nessuno potrà arrabbiarsi per questo.
Cercare di capire le motivazioni della scelta di stare seduti potrebbe essere di aiuto (e per questo rimando al mio precedente articolo).
Pertanto faccio un appello agli uomini: non utilizzate l’invito diretto. Non costringete le ballerine a mirabolanti azioni per sfuggire ad inviti indesiderati, accettate che le donne non sono obbligate a ballare con voi, devono poter scegliere, solo così saprete che lo fanno per piacere e non per dovere. Sappiate che non è “mirare” se vi avvicinate alla ballerina guardandola insistentemente (mentre lei non se ne accorge) per poi posizionarvisi davanti aspettando che lei si volti. In questo caso è un invito diretto anche se non è stata proferita parola.
Ricordatevi signori che una ballerina che vuole ballare con voi cercherà il vostro sguardo più volte durante la serata, cogliete l’attimo ed invitatela in quel momento. Se questo non accade probabilmente non è interessata.
Un altro punto che mi piacerebbe affrontare è: perché non volgiamo ballare con una persona? È importante chiederselo per capire le motivazioni delle proprie scelte. A volte è semplicemente per paura!
Se è così, se non volgiamo ballare per timore di fare brutta figura, per paura di non trovarci bene, ricordiamoci che il tango è un ballo sociale. Se scegliamo di non ballare deve essere per le motivazioni giuste, altrimenti balliamo.. affrontiamo questo disagio iniziale che di sicuro ci porterà arricchimento e piacere. Apriamoci e sperimentiamo nuovi abbracci e nuove marche, facciamo amicizia e cerchiamo di essere sociali.
Sovente vendiamo in milonga persone che non ballano, che non sorridono, che non parlano, che non socializzano. Ecco, queste persone a mio avviso nascondono la paura dietro questa chiusura. Paura di essere giudicati, di essere soppesati, di rivelare il proprio modo di ballare ad altri, perché quello che si vede nel ballo, a volte, non corrisponde alla sensazione che si prova nell’abbraccio. Se io credo di ballare bene non voglio dare ad altri la possibilità di trovarsi male con me e nel dubbio evito di ballare. Questa è semplicemente paura e come ogni paura va affrontata e superata. Chi se ne frega che non tutti si trovano bene a ballare con me. Bisogna accettare che a volte non ci si trovi bene, ma è necessario aprirsi al fatto che la prossima volta, probabilmente, ci si troverà meglio. La marca va adattata, la reazione anche. Man mano che ci si conosce il ballo sarà sempre più fluido e se non sarà così pazienza, non è colpa di nessuno.
Non abbiate paura e sprattutto esercitate il diritto di scelta in modo libero e spensierato, non createvi problemi per il giudizio degli altri e divertitevi… vi auguro buon Condivitango e a presto.
Silvia Bella
Condividi: su condivitango