Nonostante lo stop SIAMO TANGHERI. Cose che possiamo ancora fare!!

Quello che sta succedendo in questo periodo è incredibile e nessuno di noi avrebbe potuto immaginarlo. L’arrivo di un virus sconosciuto ha trasformato il Tango in una attività pericolosa e ha portato con se la proibizione del contatto umano che è l’anima e l’essenza del tango argentino.

In questa situazione desolante fatta di scuole chiuse, di milonghe annullate, di gare sospese, siamo passati dalla fase della disperazione a quella della rassegnazione. Le cose stanno così e, per ora, non cambieranno. Non è più il tempo per lamentasi o di ribellarsi cercando scappatoie. Questo è il tempo di attendere che le cose migliorino, che questo maledetto virus, come è venuto, se ne vada e che ci lasci nuovamente la libertà di godere delle nostre passioni, di poter ritrovarci ed abbracciarci, di poter ballare tango liberamente, ovunque e con chiunque.

Ci vorrà del tempo ma voglio essere ottimista, torneremo tutti a ballare e sarà meglio di prima.

Ad ogni modo, ora che abbiamo archiviato le scarpe da ballo, cosa possiamo fare? Se leggi gli articoli di giornale potrai trovare moltissime alternative: leggere romanzi, pulire la casa, aiutare tuo figlio a districarsi tra app e lezioni a distanza ecc… ma noi non siamo come tutti gli altri, ricordatelo! NOI SIAMO TANGHERI. Non basta un virus per toglierci questo, non bastano le proibizioni e le nuove regole ad estirparci la passione per il tango argentino. Quindi vanno bene i romanzi e le pulizie di casa, ok ad aiutare i figli e quant’altro, ma il tango lo dobbiamo coltivare. Non possiamo e non dobbiamo metterlo in un cassetto in attesa di tempi migliori.

Niente e nessuno ci può rubare la nostra identità di ballerini e quindi:

pensa al tango, ascoltalo, guarda le esibizioni su internet, collegati alle dirette dei maestri sui social, studia la tecnica proposta sul web. Insomma, sfrutta questo tempo per dedicarti al tango in modo diverso dal solito. Se sei così fortunato/a di avere un compagno/a a casa che balla, ovviamente per te sarà più facile provare, riguardarti le lezioni fatte, studiare quel passo che non veniva o soffermarti sulla tecnica di coppia. Se invece sei solo/a dovrai impegnarti di più per trovare soluzioni di studio. Mettiti davanti allo specchio e prova i tanti esercizi di tecnica che hai imparato, prova a controllare se sono eseguiti in modo corretto, se perdi l’equilibrio o se stai correttamente in asse, guarda tutorial di tecnica e dirette web.

Una scelta interessante, inoltre, potrebbe essere quella di approfondire la storia del tango oppure la musicalità, i musicisti e il loro percorso, insomma entrare nel vivo della cultura di quel ballo che tanto ami e che tanto ti manca.

Pensa che questo momento passerà e che potrebbe essere ricordato da te non come un periodo di stop ma come un’occasione di arricchimento culturale. Focalizzati su quello che puoi fare e non su quello che non puoi fare.

Non lasciare che il coronavirus rubi la Tua identità. Sii BALLERINO anche se non puoi ballare.

Buon CondiviTango a tutti!!

Un abbraccio virtuale.

Silvia Bella

Questa sera che milonga scelgo? Tango argentino.

Come scegliere la milonga giusta per te? Come mai ci sono milonghe divertenti e in cui ci sentiamo bene, dopo le quali abbiamo un senso di soddisfazione e quelle che, invece, rimangono solo un brutto ricordo?

Ci sono tanti elementi che fanno la diferenza tra una milonga e l’altra e la scelta dipende dalle tue preferenze personali. Non c’è una milonga pessima o una musica imballabile, c’è invece una milonga che ti piace e musica che ti ispira.

Ci sono quattro elementi da tenere in considerazione prima di scegliere una milonga:

1) la musica;

2) la location;

3) la compagnia;

4) la frequentazione abituale di quella milonga;

Analiziamo i singoli elementi.

1) la musica di pende dal tdj (tango dj) che è presente nella serata, ma non solo, a volte capita di constatare che un tdj cambia un po’ il suo stile a seconda dei luoghi in cui musicalizza.

Ad esempio un tdj che normalmente mette musica tradizionale, se è invitato in una milonga che predilige il tango nuevo e contemporaneo, si adatterà alla richiesta del committente. Pertanto, se è vero che è importante controllare quale tdj musicalizzerà la serata, lo è altrettanto informarsi se quella milonga è tendenzialmente pro tradizionale o pro contemporaneo.

In questo caso non c’è una scelta giusta o sbagliata, dipende molto dai gusti personali. Se conosci il tdj poteresti informarti sullo stile della serata oppure, potrai farlo direttamente, contattando gli organizzatori della stessa. Sbagliare la musica è uno degli errori peggiori in assoluto. Ballare una musica che non ti piace, non ti ispira, che non ti coinvolge è la rovina della serata.

2) la location è importante, il pavimento, l’illuminazione, la disposizione delle sedie fanno veramente molto per creare l’atmosfera e per consentirti un buon ballo. In primis il pavimento. Non andare in milonghe con pavimenti ruvidi, disconnessi e non perfettamente in piano, ne va della salute delle scarpe e dei tuoi arti inferiori. Sembra banale ma non è così scontato. Ti assicuro che ci sono, specialmente milonghe occasionali, organizzate in luoghi improbabili. Sarà anche un porto suggestivo e meraviglioso ma, se si va per ballare, è giusto pretendere che la pista sia adeguata. Milonghe super illuminate o, di contro, troppo buie non sono l’ideale per il ballo e la socialità. Milonghe senza sedie o addirittura con tavolini in un’altra stanza, assolutamente no. Come si fa a mirare e a guardare la pista?

3) la compagnia è fondamentale per l’esito di una serata, una milonga non proprio riuscita potrebbe comunque salvarsi per merito della compagnia di amici che condividono con te l’uscita. Non spostarti in solitaria, fidati, condividere è meglio.

4) Ogni milonga ha la sua clientela fissa (o quasi). Informati su che tipologia di milonga sia, prima di decidere. E’ una milonga sociale di una scuola? È una milonga indipendente frequentata “da quelli bravi”, conosci qualcuno che la frequenta? A questo punto scegli in base alle tue preferenze. L’importante è sentirsi a proprio agio nell’ambiente in cui si è.

Dopo queste riflessioni scegli la milonga giusta per te e non fermarti a quella geograficamente più vicina se non è di tuo gradimento. Condividi il tuo tango con gli amici e divertiti.

Buon CondiviTango a tutti!!

Silvia Bella

Tango argentino. Il diritto di dire NO!

Trattata, nel precedente articolo, la gestione psicologica del rifiuto, la nuova questione è: cosa capita quando siamo noi a voler rifiutare? Guardiamo la questione dall’altra parte rispetto alle precedenti riflessioni, vogliamo sempre ballare con tutti? Un ballerino vale l’altro? Direi proprio di no!!

Ognuno di noi vuole ballare bene, divertirsi, sentirsi accolto, cullato, sentito, messo in grado di dare il meglio sentendosi bene nel farlo. Sovente tuttavia ci ritroviamo a ballare con partners che ci danno tutt’altro che questo, ma lo facciamo lo stesso per i motivi più svariati: amicizia, gentilezza, dovere, timore di essere giudicati “quelli che se la tirano”  ecc..

Ma è giusto che si debbano accettare tutte le tande? Non c’è un diritto di scelta? Per gli uomini è più semplice in quanto sono loro che prendono l’iniziativa, sono loro che invitano e che pertanto possono scegliere con chi e quando ballare. Possono stare seduti alcune tande e non altre, possono guardare la pista e scegliere chi mirare. Per loro non è un problema perché (salvo pochissime eccezioni) le donne non gli si presenteranno davanti per invitarli.

E le ballerine? Il problema non si porrebbe se si applicasse correttamente la modalità dell’invito con la mirada. In questo caso anche le donne potrebbero mirare e rifiutare gli inviti senza necessità di parlare, esclusivamente con lo sguardo e nessuno si sentirebbe obbligato a fare nulla. Purtroppo però spesso questo non accade e gli uomini, in questo modo, si sono ritrovati ad essere gli unici con potere di scelta. Da qui nascono i problemi delle ballerine nella gestione delle tande e degli inviti.

Vorrei ribadire il concetto che anche le donne hanno il diritto di scegliere e questo diritto va esercitato mediante l’utilizzo della mirada e del cabeceo. L’invito non andrebbe fatto in modo diretto. Quest’ultimo costringe la ballerina ad accettare controvoglia inviti indesiderati o a rifiutare apertamente rischiando di incorrere in giudizi e occhiate di riprovazione.

Anche le ballerine devono poter scegliere quando e con chi ballare. Devono potersi riposare, se ne hanno l’esigenza, semplicemente tenendo lo sguardo basso o altrove rispetto ai ballerini. Devono avere la possibilità di non rispondere ad una mirada senza incorrere nell’ira ingiustificata del ballerino di turno. Se il “non ballare” verrà considerato un diritto di tutti, nessuno potrà arrabbiarsi per questo.

Cercare di capire le motivazioni della scelta di stare seduti potrebbe essere di aiuto (e per questo rimando al mio precedente articolo).

Pertanto faccio un appello agli uomini: non utilizzate l’invito diretto. Non costringete le ballerine a mirabolanti azioni per sfuggire ad inviti indesiderati, accettate che le donne non sono obbligate a ballare con voi, devono poter scegliere, solo così saprete che lo fanno per piacere e non per dovere. Sappiate che non è “mirare” se vi avvicinate alla ballerina guardandola insistentemente (mentre lei non se ne accorge) per poi posizionarvisi davanti aspettando che lei si volti. In questo caso è un invito diretto anche se non è stata proferita parola.

Ricordatevi signori che una ballerina che vuole ballare con voi cercherà il vostro sguardo più volte durante la serata, cogliete l’attimo ed invitatela in quel momento. Se questo non accade probabilmente non è interessata.

Un altro punto che mi piacerebbe affrontare è: perché non volgiamo ballare con una persona? È importante chiederselo per capire le motivazioni delle proprie scelte. A volte è semplicemente per paura!

Se è così, se non volgiamo ballare per timore di fare brutta figura, per paura di non trovarci bene, ricordiamoci che il tango è un ballo sociale. Se scegliamo di non ballare deve essere per le motivazioni giuste, altrimenti balliamo.. affrontiamo questo disagio iniziale che di sicuro ci porterà arricchimento e piacere. Apriamoci e sperimentiamo nuovi abbracci e nuove marche, facciamo amicizia e cerchiamo di essere sociali.

Sovente vendiamo in milonga persone che non ballano, che non sorridono, che non parlano, che non socializzano. Ecco, queste persone a mio avviso nascondono la paura dietro questa chiusura. Paura di essere giudicati, di essere soppesati, di rivelare il proprio modo di ballare ad altri, perché quello che si vede nel ballo, a volte, non corrisponde alla sensazione che si prova nell’abbraccio. Se io credo di ballare bene non voglio dare ad altri la possibilità di trovarsi male con me e nel dubbio evito di ballare. Questa è semplicemente paura e come ogni paura va affrontata e superata. Chi se ne frega che non tutti si trovano bene a ballare con me. Bisogna accettare che a volte non ci si trovi bene, ma è necessario aprirsi al fatto che la prossima volta, probabilmente, ci si troverà meglio. La marca va adattata, la reazione anche. Man mano che ci si conosce il ballo sarà sempre più fluido e se non sarà così pazienza, non è colpa di nessuno.

Non abbiate paura e sprattutto esercitate il diritto di scelta in modo libero e spensierato, non createvi problemi per il giudizio degli altri e divertitevi… vi auguro buon Condivitango e a presto.

Silvia Bella

E se ricevi un rifiuto? Tango Argentino

Con questo articolo vorrei addentrarmi in quell’annosa questione che fa arrabbiare tanti ballerini (inteso come dame e cavalieri) nel mondo del tango argentino: è lecito rifiutarsi di ballare con qualcuno? E’ scorretto e riprovevole voler scegliere il/la ballerino/a per le proprie tande?

Il problema è che sovente ci sentiamo rifiutati e frustrati: una ballerina che si nega o l’invito che non arriva,  il rifiuto bruciante o l’attesa invana. Non è semplice gestire tutto questo, ancor più quando vediamo ballerini bravissimi che ballano sempre tra loro e che “se la tirano”, che non ti guardano neanche per sbaglio per timore che tu possa abbozzare una mirada o che possa illuderti di avere una speranza di ballare con loro.

Non nego di averlo pensato anche io in passato, ma  riflettendoci bene, che diritto abbiamo di pretendere un invito? che diritto abbiamo di arrabbiarci se questo non arriva o se ci viene rifiutato?

Molti di noi se la prendono per i rifiuti ricevuti e, a volte, piccole incomprensioni vengono addirittura ingigantite tanto da rovinare rapporti e creare attriti insanabili.

Il problema, a mio avviso, dovrebbe essere risolto in questo modo: non chiediamoci il motivo per cui non siamo desiderati come ballerini ma chiediamoci come lo possiamo diventare.

Se ognuno ha il diritto di scegliere chi vuole abbracciare e con chi condividere il suo ballo, noi abbiamo il diritto di capire come essere quella persona. Non è saggio giudicare gli altri (il giudizio è generato dall’invidia e quest’ultima è una cattiva consigliera) ma possiamo capire le loro motivazioni ed agire di conseguenza. Personalmente mi chiedo spesso il motivo di un mancato invito e me lo spiego con varie opzioni:

1) Potrei non essere abbastanza brava per “meritarmi” un determinato invito. Mi scuserete questo termine ma alla fin fine era l’unico che esprimeva quello che volevo dire. I ballerini non sono obbligati ad invitarmi e lo faranno nel momento in cui crederanno di potersi divertire ballando con me, quando penseranno che la tanda sarà piacevole e che potranno esprimersi al meglio. Questo per me è uno stimolo a migliorarmi sempre di più. In un certo senso sono io che devo dimostrare qualcosa, che me lo devo “meritare”. In questo modo ribalto la responsabilità del mancato invito.

2) Quel ballerino potrebbe trovarmi antipatica: in questo caso il problema è facilmente risolto, vorresti veramente abbracciare chi non ti apprezza?

3) Quel ballerino potrebbe essere timido o non voler ballare con me per altri motivi personali (es fidanzate gelose o altro): in tal caso potrebbe bastare fare amicizia.

4) Quel ballerino quel giorno non è in forma e balla poco quindi riserva le tande alla sua accompagnatrice e a poche altre: in tal caso sarà per la prossima volta.

5) Quel ballerino forse pensa che sono io a non essere interessata: in questo caso  mi chiedo… ma gli ho fatto la mirada in modo corretto? Mi avrà notata?

6) Potrebbero esserci motivi imperscrutabili che per definizione sono imperscrutabili 🙂

In ogni caso, a prescindere dai motivi, abbiamo alcune strategie per ricevere più inviti o meno rifiuti:

1) migliora il tuo ballo: più sarai bravo/a più potrai ballare con chi vuoi;

2) fai amicizia: elimina così le barriere di timidezza e timore all’invito;

3) sii ricettivo/a alle mirade e osa: non darti per vinto/a e continua a mirare, anche tutta la sera se necessario.

4) non giudicare gli altri e sposta il focus su te stesso: piangersi addosso non serve. Migliora te stesso e il tuo atteggiamento e vedrai i risultati.

Spero che questo articolo ti possa essere utile a gestire il rifiuto. Nel prossimo articolo parlerò invece dell’altra faccia della medaglia: il diritto di scegliere.

Buon Condivitango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Non mollare mai. Tango argentino.

Come fare a continuare, anno dopo anno, a studiare tango argentino e non perdere la motivazione. Come fare a non darsi per vinti e mollare o semplicemente accontentarsi di quello che si sa già?

Mi sono fatta questa domanda dopo che mio figlio, una sera, mi ha chiesto: “ma quando finiscono i corsi di tango?”. Con questa domanda lui intendeva sapere quand’era la fine del corso di studio, quando finalmente avrei dichiarato di essermi “diplomata in tango argentino”. La risposta che mi è subito venuta è stata:“credo mai”, ma poi, vista la sua espressione sbigottita ho aggiunto “per ora non vedo la fine, quando sarò più brava si vedrà”.

In realtà so già che questa è una mezza verità in quanto mi è perfettamente chiaro che non si smetterà mai di imparare e di cercare un miglioramento, anche solo per tenersi al passo con i tempi. Ricordo infatti che il tango è un ballo vivo, è un ballo in divenire ed in continua evoluzione.

Ma sapendo questo ed essendo consapevoli del fatto che non si smetterà mai di studiare, come si fa a non mollare? Come di fa a non perdere la motivazione?

Mi vengono in mente alcuni suggerimenti che vorrei sottoporti per provare ad aiutare anche te in questo lungo percorso:

1) Circondati di gente simpatica, fai amicizia e coltiva questi rapporti anche fuori dall’ambiente tanghero (non è semplice parlare in milonga o a lezione, il tempo è poco e si ha altro per la testa). Questo ti consentirà di creare una rete di amicizie ed affetti legati al tango, agevolandone così l’attaccamento;

2) Poniti degli obiettivi ma soprattutto dei sotto-obiettivi raggiungibili nel breve termine. Raggiungere piccoli traguardi, uno dopo l’altro ti gratificherà dandoti una bella sensazione di miglioramento.

3) Divertiti: non prenderti troppo seriamente. E’ giusto avere degli obiettivi e perseguirli ma è anche giusto sdrammatizzare e giocare. Non viene un passo? Non è un dramma, ridici su e sfidati ad impararlo in modo più rilassato.

4) Prenditi delle pause se servono: se non ti va di andare a ballare una sera non sforzarti, ci andrai la prossima volta. Andare controvoglia non è una buona scelta. Attenzione però a non impigrirti.. e questo non vale solo per il tango argentino.

5) Non accontentarti. Punta sempre in alto l’asticella del tuo obiettivo finale.

6) Mettiti alla prova. Sfidati e fai un controllo della tua preparazione ogni tanto. Affidati a bravi insegnati che ti potranno indicare il passo successivo di apprendimento.

Spero che questi consigli ti aiuteranno nel tuo percorso di vita tanghero.  Prova a visualizzarli in contesti reali e ad applicarli se pensi che ti possano essere utili.

Lasciami un commento e se hai delle idee per altri consigli fammele sapere.

Buon CondiviTango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Il Tango è una cura interiore.

Il tango argentino è rivelatore, fa venire fuori  la nostra personalità e il nostro carattere. Al tango non si può nascondere niente, è come uno specchio che riflette la nostra essenza e la rende visibile agli altri. Essendo un ballo di improvvisazione è veramente incredibile come riveli come siamo nella vita e come ci poniamo nei confronti degli altri.

Tutti abbiamo caratteristiche positive e negative (o meglio quelle che noi riteniamo tali). Nella vita queste si alternano e la quotidianità è un susseguirsi di avvenimenti in cui non si fa caso se si è stati egoisti o insicuri, altruisti o determinati. Ogni giorno è diverso e ogni giorno viviamo inconsapevolmente il nostro carattere credendo sempre, o quasi, di essere nella parte del giusto.. oppure siamo pronti a giustificarci per i nostri atteggiamenti negativi. Tutte queste scuse e giustificazioni camuffano la realtà agli altri e sovente anche a noi stessi. Il fatto è che, il più delle volte, non ci prendiamo la responsabilità delle nostre azioni.

Nel tango non funziona così, il tango ti mette alla prova e ti pone di fronte ai tuoi atteggiamenti. Se sei insicuro non potrai essere un buon ballerino, i tuoi segnali saranno indecisi, se sei timido non potrai farti abbracciare con naturalezza e toglierai spontaneità e trasporto al ballo. Se sei autoritario non potrai comportati da gentiluomo se la donna non seguirà alla perfezione i segnali. Se sei egoista non penserai alle esigenze della ballerina e il vostro tango sarà deludente.

La stessa cosa se sei donna, l’insicurezza non ti farà osare a fare quel passo che forse ti hanno segnalato, la timidezza ti renderà rigida nell’abbraccio, se sei autoritaria non potrai tollerare di essere comandata e sarai una pessima follower, se sei egoista non darai abbastanza peso al tuo ballerino e scaricherai le colpe su di lui.

Ma dopo quella fantastica carrellata di aspetti negativi, vorrei rivelarti che, ebbene si, ognuno di noi ha almeno uno di questi difetti. Ma cosa si può fare per evitare che questo pregiudichi tutto il nostro ballo?

La risposta è: il fatto di esserne consapevoli, di riconoscere le nostre caratteristiche e il nostro modo di comportarci, solo così potremmo lavorarci su per capire come cambiare. Ricordatevi che i vostri atteggiamenti non sono quello che siete. Sono solo come vi comportate. Se vi rendete conto di sentirvi insicuri lavorate sulla vostra sicurezza, sulla vostra autostima, studiate il tango ed imparate a farne una scuola di miglioramento personale. Esercitate la vostra sicurezza in questo modo e vedrete che anche il vostro modo di ballare ne gioverà.

Io mi sono resa conto di essere troppo autoritaria nel  mio modo di pormi nell’apprendimento del tango, volevo raggiungere i miei obiettivi in fretta e pretendevo che anche il mio ballerino si adeguasse alle mie aspettative di crescita. Questo creava una continua tensione e ovviamente l’apprendimento ne risentiva. Ad un certo punto ho capito che stavo sbagliando atteggiamento e ho ripreso a fare lezione come un tempo, in modo più rilassato (non troppo ovviamente) e sereno. Da quel momento entrambi siamo migliorati quasi senza accorgercene.

Il tango mette alla prova se stessi e le coppie ma questo non deve spaventare. Questo deve essere visto come una opportunità di crescita e di miglioramento personale.

Sarai un bravo ballerino quando riuscirai a tirare fuori la parte migliore di te esprimendola nel ballo. Tira fuori il tuo altruismo e la tua sicurezza, la tua gentilezza e, quando serve, la tua forza e la tua energia. Mitiga i tuoi punti deboli e lavoraci per liberarti degli atteggiamenti negativi. Mettiti in discussione e vivi con passione.

Se farete questo sarete ottimi ballerini e persone splendide.

Buon CondiviTango a tutti.

Silvia Bella

Impariamo il rispetto della donna anche nel tango argentino.

Ho recentemente letto un articolo, ma anche molti commenti sui social, in merito al rapporto uomo-donna nell’ambito del tango argentino. Leggendo questi scritti mi sono accorta di quanto sia profonda l’insoddisfazione che le ballerine hanno riguardo ad alcuni modi di fare dei ballerini nei loro confronti.

Dalle prime lezioni di tango ci appare subito chiaro che è l’uomo che “comanda”, che decide che passi dobbiamo fare, che ci dirige, che sceglie il ritmo e le figure. Poi abbiamo imparato che è l’uomo che invita. Che noi donne dobbiamo starcene buone buone, sedute in milonga, e che l’uomo, se e quando vorrà, ci inviterà a ballare. Certo abbiamo la possibilità di fare, a nostra volta, la mirada ma ..quante di noi la fa?

Inoltre siamo state educate ad essere gentili, carine  e a non creare imbarazzo, quindi facciamo molta difficoltà a rifiutare un invito indesiderato. Un po’ anche per paura della fantomatica “lista nera” in cui le ballerine possono finire qualora facciano troppo le preziose.

Qualcosa di tutto questo suona spaventosamente familiare. Qualcosa di tutto questo rimanda a regole arcaiche di un periodo in cui la donna era relegata a individuo di serie b della società. Un periodo in cui la donna aveva pochi dritti ma molti doveri.

Il problema è che inizialmente sembra tutto così giusto. Ci deve essere uno che guida… non si può guidare in due, o mi sbaglio? E’ corretto che l’uomo inviti, non è forse lui il cavaliere? Però poi vedi ballerine che fanno tappezzeria e non ballano una tanda e allora ti rendi conto che, forse, c’è qualcosa che non funziona così bene.

Ma cos’è che non funziona? Le regole che ci sono state insegnate? E se è così, cosa possiamo fare per cambiare le cose in un microcosmo come il tango dove le regole non sono fatte per essere infrante, dove il galateo è tutto  e le tradizioni argentine intoccabili?

Ma poi siamo proprio sicuri che siano le regole ad essere sbagliate e non la loro conoscenza, applicazione ed interpretazione?? Vediamo singolarmente le regole incriminate:

1) l’uomo “comanda” o meglio guida: Non potrebbe essere diversamente uno dei due deve guidare  e alla fine la parte della follower a noi piace, non è vero? Spegniamo il cervello e balliamo trasportati dalla musica e dal ballerino. Però quello che deve cambiare è l’atteggiamento di quest’ultimo nei confronti dei segnali. Sono inviti non ordini. Se la donna per mille motivi non li esegue lui non dovrà arrabbiarsi ed imporsi con la forza ma semplicemente dovrà cambiare la proposta. E qui mi permetto di richiamare l’attenzione delle scuole di tango: non insegnate solo i passi ma anche che la donna va rispettata, sentita, che il ballo è una cosa a due, che la donna va accompagnata nel passo, non spinta. Insegnate che l’invito non è un comando, che il ballo non è unidirezionale ma, anche, che la ballerina ha il diritto di dire la sua, di non fare un passo ad esempio, che ha il diritto di poter sbagliare, che ha il diritto di essere trattata con delicatezza e di non essere giudicata. La ballerina deve poter sentirsi libera di esprimersi tanto quanto il ballerino.

2) L’uomo invita a ballare. Prima di tutto, come ho già accennato non è propriamente vero. Il galateo della milonga precede che venga fatta la mirada e i ballerini di entrambi i sessi possono farla. Anche la ballerina seduta la tavolo può mirare qualcuno, ad esempio. Quello che proprio non dovrebbe essere fatto è l’invito diretto. Questo al fine di evitare che  la donna possa sentirsi obbligata a ballare, per forza, per non offendere il ballerino. Anche qui entrano in gioco, a mio avviso, le scuole di tango. Dovrebbero spiegare ai loro allievi che: se una ballerina non si guarda intorno, è impegnata in una conversazione, si alza per andare al bagno o a prendere qualcosa al bar, in quel momento, non ha piacere di essere invitata. Magari anche solo perché è stanca e sudata o perché vuole tirare un po’ il fiato. Si dovrebbe insegnare che il rispetto della donna lo troviamo anche in queste accortezze. Non fate un invito diretto ad una ballerina che stà facendo altro, probabilmente non vuole ballare. Insegnate che la donna o l’uomo che ricevono una mirada devono imparare a fare i Cabeceo di risposta, altrimenti non si conclude l’accordo. Insegnate che la donna non è obbligata a ballare solo perché “sceglie l’uomo” (anche se, come abbiamo appena detto, questo non è vero) e insegnate altresì ad essere galanti e generosi. Ad invitare le ballerine che ballano meno frequentemente e le ballerine che vengono da fuori, come cortesia di benvenuto.

Quindi a chi accusa il tango di maschilismo io rispondo che non è il tango ad essere maschilista ma è l’atteggiamo poco attento dell’uomo e l’accondiscendenza delle donne a renderlo tale. Urge un intervento delle  Scuole di tango sulla formazione dei ballerini in questo ambito. E spero che questa esigenza di formazione sia espressa come richiesta specifica di insegnamento alle scuole direttamente dagli allievi. Come si dice.. se Maometto non va alla montagna…  

Quindi per ricapitolare:

Entrambi i ruoli vanno rispettati, hanno il medesimo valore e anche la ballerina deve poter interagire ed interpretare.

L’invito è un accordo reciproco (ci si incontra nell’abbraccio) e pertanto non può e non deve essere una imposizione.

Buon CondiviTango e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Tango argentino: Si imparano sequenze (figure) o movimenti?

Cosa devo imparare per diventare un buon ballerino di tango argentino? Devo imparare tante “figure” (termine utilizzato per indicare una sequenza di passi) oppure devo imparare altro?

Si va a lezione e si imparano combinazioni di passi che poi si cerca di studiare a memoria come sequenze indispensabili, come percorsi obbligatori da proporre ballando.

Spesso sento dire che non si va più a lezione perché di passi se ne sa abbastanza. In realtà non si va a lezione per imparare delle combinazioni di passi ma si va a lezione per imparare a ballare.

Le combinazioni di passi servono all’inizio per fare i primi tentativi, per sapere che, per proporre un determinato passo, la ballerina deve essere in una determinata posizione e su un determinato peso. Ma sono solo esempi. Su quel peso e in quella posizione la puoi portare in mille modi, non devi per forza seguire quello schema.

Il tango è come una camminata. Puoi fare un passo avanti, uno indietro, uno di lato ecc.. e poco a poco quelle sequenze che si imparano devono scivolare via dalla mente e si deve arrivare ad improvvisare sul momento quello che si vuole fare.

Si va a lezione per imparare che il tango non è un insieme di figure ma un insieme di passi. Dopo aver costruito un puzzle, lo si deve saper scomporre, per rimontarlo combinando i singoli pezzi con altri pezzi per formare un’altra combinazione.

Ballare bene il tango significa avere la padronanza del ballo come si ha la padronanza della camminata per strada. Non si pensa troppo ma si esegue improvvisando sulla musica. Il movimento viene fuori come un fiume e tu sai controllarlo ed indirizzarlo. E la padronanza del ballo la si può avere solo studiando il passo, non la figura, studiando la postura, la corretta esecuzione della marca, il controllo e la consapevolezza del movimento del partner di ballo.

Questo avviene solo in anni di studio e di esperienza. Quindi, non importa tenere a mente mille combinazioni, ma è giusto provarle e riprovarle perché ogni combinazione, proposta dai maestri, è l’occasione per sperimentare un nuovo invito, un nuovo modo di segnalare o di eseguire un determinato passo. La stessa lezione, a distanza di tempo, ti lascia cose nuove. Non è detto che alla fine della lezione tu abbia compreso tutto di quel passo o di quella postura ma, la prossima volta, quando ti verrà riproposto, sicuramente carpirai altre sfumature che ti erano sfuggite.

Il tango è così, una continua gara con se stessi, superare se stessi e le proprie capacità, acquisire sempre più consapevolezza e stile. E’ un lavoro di costruzione, smontaggio e rimontaggio. Capita, infatti, di seguire una lezione di avanzati che ti propone un passo che hai studiato in una delle prime lezioni. Un passo che fai continuamente ballando e che magari sbagli continuamente senza saperlo. Oppure che usi in modo differente da quello proposto.  Sembra assurdo ma, le lezioni veramente avanzate, non ti insegnano sequenze complesse ma tornano indietro e scompongono tutto per insegnarti il dettaglio.

Il tango è un percorso affascinate di ricerca della perfezione, del giusto passo, del giusto segnale, nonché del ballo che esprime meglio la tua personalità. Ballare tango non è quindi riprodurre sequenze prestabilite ma è creare il proprio ballo con gli strumenti e le competenze apprese eseguendo quelle sequenze prestabilite.

Buon CondiviTango e buone lezioni a tutti.

Al prossimo articolo.

Silvia Bella

Ma quanto devo studiare tango?

Quanto devo studiare per diventare un buon ballerino di tango argentino? Quando posso smettere di andare a lezione?

Sovente in milonga sento frasi come: “Non vado più a lezione perché ormai le figure e i passi che voglio fare li so e non mi interessa impararne altri” oppure “Ormai so ballare in milonga e quindi non mi serve più andare a lezione”. Purtroppo, sovente, si constata che questi ballerini ballano piuttosto male, spingono, tirano, non vanno a tempo e chi più ne ha, più ne metta.

Sfortunatamente non è semplice capire di aver ancora bisogno di lezioni di tango se non hai superato un certo step. Anche io dopo circa un anno di studio (e potete ben immaginare come potessi ballare) avevo pensato, in un momento di pazzia, che non avessi più bisogno di lezioni. Mi era balenato nella testa il pensiero “ma si, bene o male tutte le figure che mi propongono in milonga le faccio, mi invitano, mi diverto, cosa voglio imparare di più?”

Analizziamo la frase:

1) “tutte le figure che mi propongono in milonga le faccio”: chi l’ha detto? Se non sei una ballerina esperta a volte neanche ti accorgi di non aver seguito bene le marche. Ma il ballerino se ne accorge eccome.  Capita quindi questo: il ballerino si adatta al tuo scarso repertorio di risposte e concludete una tanda ma, probabilmente, se è un bravo ballerino, la prossima volta ci penserà due volte prima di invitarti di nuovo.

2) “Mi invitano”: Certo che ti invitano, ma chi ti invita? Ballerini che a loro volta ballano discretamente male. Perché ovviamente quelli bravi ti staranno alla larga.

3) “Mi diverto”: Questo è vero, in ogni caso ci si diverte sempre e comunque. Se balli bene o male alla fine ti divertirai. Ma vuoi mettere la soddisfazione di ballare bene, di essere una ballerina ambita non per la tua scollatura ma per il tuo modo di ballare?

4) “cosa voglio imparare di più?” va beh.. l’elenco sarebbe troppo lungo per esaurirlo in questo articolo…

Ovviamente questo vale per le ballerine ma, ancor di più, per i ballerini. Questi infatti propongono e pertanto sono quelli che costruiscono il ballo. Come si può ballare bene se lui non ha studiato? Come pensi possa ballare  una ballerina con un ballerino che non ha studiato a sufficienza? Te lo dico io.. senza peli sulla lingua.. -Male! Magari ballerà con lui perché sono amici, perché non si osa a dire no, perché pur di ballare si adatta, ma sicuramente non perché si trova bene. Per non parlare di tutte quelle ballerine che al suo arrivo si dileguano, distolgono lo sguardo o addirittura si negano apertamente.

Decidere di non andare più a lezione, per un uomo, significa accettare tutto questo ed invitare solo le ballerine che sposano il suo modo di pensare. Quelle che, a loro volta, hanno deciso che è meglio accontentarsi di quello che si ha piuttosto che continuare a migliorarsi.

Vi svelo un segreto, che forse vi ho già rivelato in uno scorso articolo,  per capire cosa migliorare: fatevi fare un filmato. Riguardatevi e poi ne riparliamo. Mentre ballate vi sentite come Chicho Frumboli e la Juana Sepulveda? Ebbene, probabilmente all’esterno non è così. Vero, sovente non è molto gratificante per la propria autostima ma sicuramente è uno stimolo a migliorarsi. Vedere con i propri occhi quello che non va e capire quali sono i propri punti deboli fa capire che c’è ancora della strada da fare. Questo è il mio consiglio se volete migliorare.

Andando a grandi manifestazioni, tipo TangoEmotion, in cui si possono frequentare lezioni di altissimo livello con maestri internazionali, puoi vedere che, a lezione da loro, vanno tantissimi ballerini e ballerine che, la maggior parte delle persone, considerano “arrivate”. Maestri e campioni di tango che si rimettono in gioco per scoprire nuove modalità, nuove tendenze, nuovi movimenti. Se lo fanno loro, figuriamoci se noi allievi possiamo smettere di apprendere e di migliorare. Anche perché, forse non ci si pensa, ma da quando si smette di studiare, non solo non si imparano più cose nuove, ma addirittura di disimparano quelle vecchie. Si continuano ad eseguire passi fatti male che con il tempo saranno fatti sempre peggio.

Ma allora dovrò studiare per sempre? Probabilmente si. Ma non necessariamente facendo i corsi tradizionali. Quando sarai già bravo potrai dedicare all’apprendimento le tue vacanze o dei fine settimana. Ci sono tantissimi eventi che te lo consentono. Vacanze tango, festival ecc.. per divertirti ed unire la tua passione per il ballo. Questi insegnamenti dovranno poi essere interiorizzati ma lo farai ballando e ballando e ballando…

Buon CondiviTango a tutti e, mi raccomando, non smettere mai di imparare e migliorarti. Al prossimo articolo.

Silvia Bella

Quanti maestri di tango devo avere?

Qual è il modo migliore di apprendere il tango argentino? E’ meglio avere un solo maestro (inteso anche come coppia di maestri)  ed acquisirne lo stile e le movenze, oppure è più profittevole cambiare maestro ogni tanto, provare più modalità, posture e prospettive?

Mi ricordo che dopo circa sei mesi di ballo, durante una vacanza tango, ho fatto lezione con un maestro molto famoso. I suoi insegnamenti mi hanno completamente mandata in crisi. Avevo, fino a quel momento, imparato l’abbraccio del tango con una postura leggermente protesa in avanti, in abbraccio stretto, mentre lui insegnava a mantenere i corpi perfettamente perpendicolari al pavimento, in abbraccio aperto. Quella era la postura da lui proposta in quanto, a suo avviso, migliore.

Ho trascorso tutte le vacanze a cercare di modificare un abbraccio ed una postura che non avevo ancora compreso a pieno. E’ stato un lavoro faticoso che ho abbandonato quasi subito tornata a casa, ricominciando ad attenermi agli insegnamenti dei miei maestri originari.

Allora queste lezioni non sono servite a niente? In realtà mi sono servite. Forse non subito a migliorare il mio ballo ma, sicuramente, a farmi comprendere che non c’è un solo modo di ballare tango argentino. Ci sono tanti modi di farlo e non si può dire che uno sia più corretto di altri. Mi ha fatto capire che ogni insegnamento, specialmente quello che ti mette in difficoltà, sarà importante per il tuo ballo perché ti darà una prospettiva diversa che fino a quel momento non hai visto e non hai ancora sperimentato.

Tuttavia, per usufruire a pieno degli insegnamenti di altri maestri, è importante affrontarli avendo una base su cui lavorare. Seguire le lezioni di un maestro fisso per un po’ di tempo, ti consentirà di avere delle certezze ed essere indirizzato e seguito correttamente nella tua crescita come ballerino. Non si può iniziare a ballare il tango argentino senza avere una guida, un mentore che ti seguirà nei passaggi più delicati dell’apprendimento.

Ecco qual’era stato il mio problema all’epoca di quegli stage. Non ero sufficientemente preparata. Non avevo ancora appreso gli insegnamenti dei miei maestri e non ero ancora in grado di provare a modificarli. Nonostante questo, ritengo che quelle lezioni siano comunque state utili alla mia crescita come ballerina, anche se forse solo a livello teorico. All’epoca non ho applicato quegli insegnamenti ma adesso ci penso e sperimento sovente quei consigli mentre provo nuove combinazioni di passi.

Mettere in pratica istruzioni di maestri diversi è, a mio avviso, fondamentale per acquisire il proprio tango, uno stile che ti è congegnale e che rispecchia quello che ti piace e come ti piace. Ogni insegnamento ti apre una nuova possibilità di comprensione. Ti consente di conoscere meglio te stesso e conseguentemente di muoverti con consapevolezza. Ti permette  di acquisire nuove modalità e passi. Apprenderai così una prospettiva diversa che minerà le tue certezze, che stanerà i tuoi punti deboli, stimolandoti a superare le difficoltà e a migliorare sempre di più il tuo tango.

In conclusione: impara dal tuo maestro, segui regolarmente le sue lezioni e percorri la strada che ti indicherà. Poi, però, cerca nuovi insegnamenti, nuovi stimoli e nuove proposte. Puoi farlo, in modo veramente piacevole, durante vacanze tango o, in modo intensivo, durante i numerosi festival di cui puoi usufruire durante l’anno.

L’importante è farlo sempre in modo divertente e stimolante.

Buon CondiviTango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella