Ho recentemente letto un articolo, ma anche molti commenti sui social, in merito al rapporto uomo-donna nell’ambito del tango argentino. Leggendo questi scritti mi sono accorta di quanto sia profonda l’insoddisfazione che le ballerine hanno riguardo ad alcuni modi di fare dei ballerini nei loro confronti.
Dalle prime lezioni di tango ci appare subito chiaro che è l’uomo che “comanda”, che decide che passi dobbiamo fare, che ci dirige, che sceglie il ritmo e le figure. Poi abbiamo imparato che è l’uomo che invita. Che noi donne dobbiamo starcene buone buone, sedute in milonga, e che l’uomo, se e quando vorrà, ci inviterà a ballare. Certo abbiamo la possibilità di fare, a nostra volta, la mirada ma ..quante di noi la fa?
Inoltre siamo state educate ad essere gentili, carine e a non creare imbarazzo, quindi facciamo molta difficoltà a rifiutare un invito indesiderato. Un po’ anche per paura della fantomatica “lista nera” in cui le ballerine possono finire qualora facciano troppo le preziose.
Qualcosa di tutto questo suona spaventosamente familiare. Qualcosa di tutto questo rimanda a regole arcaiche di un periodo in cui la donna era relegata a individuo di serie b della società. Un periodo in cui la donna aveva pochi dritti ma molti doveri.
Il problema è che inizialmente sembra tutto così giusto. Ci deve essere uno che guida… non si può guidare in due, o mi sbaglio? E’ corretto che l’uomo inviti, non è forse lui il cavaliere? Però poi vedi ballerine che fanno tappezzeria e non ballano una tanda e allora ti rendi conto che, forse, c’è qualcosa che non funziona così bene.
Ma cos’è che non funziona? Le regole che ci sono state insegnate? E se è così, cosa possiamo fare per cambiare le cose in un microcosmo come il tango dove le regole non sono fatte per essere infrante, dove il galateo è tutto e le tradizioni argentine intoccabili?
Ma poi siamo proprio sicuri che siano le regole ad essere sbagliate e non la loro conoscenza, applicazione ed interpretazione?? Vediamo singolarmente le regole incriminate:
1) l’uomo “comanda” o meglio guida: Non potrebbe essere diversamente uno dei due deve guidare e alla fine la parte della follower a noi piace, non è vero? Spegniamo il cervello e balliamo trasportati dalla musica e dal ballerino. Però quello che deve cambiare è l’atteggiamento di quest’ultimo nei confronti dei segnali. Sono inviti non ordini. Se la donna per mille motivi non li esegue lui non dovrà arrabbiarsi ed imporsi con la forza ma semplicemente dovrà cambiare la proposta. E qui mi permetto di richiamare l’attenzione delle scuole di tango: non insegnate solo i passi ma anche che la donna va rispettata, sentita, che il ballo è una cosa a due, che la donna va accompagnata nel passo, non spinta. Insegnate che l’invito non è un comando, che il ballo non è unidirezionale ma, anche, che la ballerina ha il diritto di dire la sua, di non fare un passo ad esempio, che ha il diritto di poter sbagliare, che ha il diritto di essere trattata con delicatezza e di non essere giudicata. La ballerina deve poter sentirsi libera di esprimersi tanto quanto il ballerino.
2) L’uomo invita a ballare. Prima di tutto, come ho già accennato non è propriamente vero. Il galateo della milonga precede che venga fatta la mirada e i ballerini di entrambi i sessi possono farla. Anche la ballerina seduta la tavolo può mirare qualcuno, ad esempio. Quello che proprio non dovrebbe essere fatto è l’invito diretto. Questo al fine di evitare che la donna possa sentirsi obbligata a ballare, per forza, per non offendere il ballerino. Anche qui entrano in gioco, a mio avviso, le scuole di tango. Dovrebbero spiegare ai loro allievi che: se una ballerina non si guarda intorno, è impegnata in una conversazione, si alza per andare al bagno o a prendere qualcosa al bar, in quel momento, non ha piacere di essere invitata. Magari anche solo perché è stanca e sudata o perché vuole tirare un po’ il fiato. Si dovrebbe insegnare che il rispetto della donna lo troviamo anche in queste accortezze. Non fate un invito diretto ad una ballerina che stà facendo altro, probabilmente non vuole ballare. Insegnate che la donna o l’uomo che ricevono una mirada devono imparare a fare i Cabeceo di risposta, altrimenti non si conclude l’accordo. Insegnate che la donna non è obbligata a ballare solo perché “sceglie l’uomo” (anche se, come abbiamo appena detto, questo non è vero) e insegnate altresì ad essere galanti e generosi. Ad invitare le ballerine che ballano meno frequentemente e le ballerine che vengono da fuori, come cortesia di benvenuto.
Quindi a chi accusa il tango di maschilismo io rispondo che non è il tango ad essere maschilista ma è l’atteggiamo poco attento dell’uomo e l’accondiscendenza delle donne a renderlo tale. Urge un intervento delle Scuole di tango sulla formazione dei ballerini in questo ambito. E spero che questa esigenza di formazione sia espressa come richiesta specifica di insegnamento alle scuole direttamente dagli allievi. Come si dice.. se Maometto non va alla montagna…
Quindi per ricapitolare:
Entrambi i ruoli vanno rispettati, hanno il medesimo valore e anche la ballerina deve poter interagire ed interpretare.
L’invito è un accordo reciproco (ci si incontra nell’abbraccio) e pertanto non può e non deve essere una imposizione.
Buon CondiviTango e al prossimo articolo.
Silvia Bella

