Impariamo il rispetto della donna anche nel tango argentino.

Ho recentemente letto un articolo, ma anche molti commenti sui social, in merito al rapporto uomo-donna nell’ambito del tango argentino. Leggendo questi scritti mi sono accorta di quanto sia profonda l’insoddisfazione che le ballerine hanno riguardo ad alcuni modi di fare dei ballerini nei loro confronti.

Dalle prime lezioni di tango ci appare subito chiaro che è l’uomo che “comanda”, che decide che passi dobbiamo fare, che ci dirige, che sceglie il ritmo e le figure. Poi abbiamo imparato che è l’uomo che invita. Che noi donne dobbiamo starcene buone buone, sedute in milonga, e che l’uomo, se e quando vorrà, ci inviterà a ballare. Certo abbiamo la possibilità di fare, a nostra volta, la mirada ma ..quante di noi la fa?

Inoltre siamo state educate ad essere gentili, carine  e a non creare imbarazzo, quindi facciamo molta difficoltà a rifiutare un invito indesiderato. Un po’ anche per paura della fantomatica “lista nera” in cui le ballerine possono finire qualora facciano troppo le preziose.

Qualcosa di tutto questo suona spaventosamente familiare. Qualcosa di tutto questo rimanda a regole arcaiche di un periodo in cui la donna era relegata a individuo di serie b della società. Un periodo in cui la donna aveva pochi dritti ma molti doveri.

Il problema è che inizialmente sembra tutto così giusto. Ci deve essere uno che guida… non si può guidare in due, o mi sbaglio? E’ corretto che l’uomo inviti, non è forse lui il cavaliere? Però poi vedi ballerine che fanno tappezzeria e non ballano una tanda e allora ti rendi conto che, forse, c’è qualcosa che non funziona così bene.

Ma cos’è che non funziona? Le regole che ci sono state insegnate? E se è così, cosa possiamo fare per cambiare le cose in un microcosmo come il tango dove le regole non sono fatte per essere infrante, dove il galateo è tutto  e le tradizioni argentine intoccabili?

Ma poi siamo proprio sicuri che siano le regole ad essere sbagliate e non la loro conoscenza, applicazione ed interpretazione?? Vediamo singolarmente le regole incriminate:

1) l’uomo “comanda” o meglio guida: Non potrebbe essere diversamente uno dei due deve guidare  e alla fine la parte della follower a noi piace, non è vero? Spegniamo il cervello e balliamo trasportati dalla musica e dal ballerino. Però quello che deve cambiare è l’atteggiamento di quest’ultimo nei confronti dei segnali. Sono inviti non ordini. Se la donna per mille motivi non li esegue lui non dovrà arrabbiarsi ed imporsi con la forza ma semplicemente dovrà cambiare la proposta. E qui mi permetto di richiamare l’attenzione delle scuole di tango: non insegnate solo i passi ma anche che la donna va rispettata, sentita, che il ballo è una cosa a due, che la donna va accompagnata nel passo, non spinta. Insegnate che l’invito non è un comando, che il ballo non è unidirezionale ma, anche, che la ballerina ha il diritto di dire la sua, di non fare un passo ad esempio, che ha il diritto di poter sbagliare, che ha il diritto di essere trattata con delicatezza e di non essere giudicata. La ballerina deve poter sentirsi libera di esprimersi tanto quanto il ballerino.

2) L’uomo invita a ballare. Prima di tutto, come ho già accennato non è propriamente vero. Il galateo della milonga precede che venga fatta la mirada e i ballerini di entrambi i sessi possono farla. Anche la ballerina seduta la tavolo può mirare qualcuno, ad esempio. Quello che proprio non dovrebbe essere fatto è l’invito diretto. Questo al fine di evitare che  la donna possa sentirsi obbligata a ballare, per forza, per non offendere il ballerino. Anche qui entrano in gioco, a mio avviso, le scuole di tango. Dovrebbero spiegare ai loro allievi che: se una ballerina non si guarda intorno, è impegnata in una conversazione, si alza per andare al bagno o a prendere qualcosa al bar, in quel momento, non ha piacere di essere invitata. Magari anche solo perché è stanca e sudata o perché vuole tirare un po’ il fiato. Si dovrebbe insegnare che il rispetto della donna lo troviamo anche in queste accortezze. Non fate un invito diretto ad una ballerina che stà facendo altro, probabilmente non vuole ballare. Insegnate che la donna o l’uomo che ricevono una mirada devono imparare a fare i Cabeceo di risposta, altrimenti non si conclude l’accordo. Insegnate che la donna non è obbligata a ballare solo perché “sceglie l’uomo” (anche se, come abbiamo appena detto, questo non è vero) e insegnate altresì ad essere galanti e generosi. Ad invitare le ballerine che ballano meno frequentemente e le ballerine che vengono da fuori, come cortesia di benvenuto.

Quindi a chi accusa il tango di maschilismo io rispondo che non è il tango ad essere maschilista ma è l’atteggiamo poco attento dell’uomo e l’accondiscendenza delle donne a renderlo tale. Urge un intervento delle  Scuole di tango sulla formazione dei ballerini in questo ambito. E spero che questa esigenza di formazione sia espressa come richiesta specifica di insegnamento alle scuole direttamente dagli allievi. Come si dice.. se Maometto non va alla montagna…  

Quindi per ricapitolare:

Entrambi i ruoli vanno rispettati, hanno il medesimo valore e anche la ballerina deve poter interagire ed interpretare.

L’invito è un accordo reciproco (ci si incontra nell’abbraccio) e pertanto non può e non deve essere una imposizione.

Buon CondiviTango e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Tango argentino: Si imparano sequenze (figure) o movimenti?

Cosa devo imparare per diventare un buon ballerino di tango argentino? Devo imparare tante “figure” (termine utilizzato per indicare una sequenza di passi) oppure devo imparare altro?

Si va a lezione e si imparano combinazioni di passi che poi si cerca di studiare a memoria come sequenze indispensabili, come percorsi obbligatori da proporre ballando.

Spesso sento dire che non si va più a lezione perché di passi se ne sa abbastanza. In realtà non si va a lezione per imparare delle combinazioni di passi ma si va a lezione per imparare a ballare.

Le combinazioni di passi servono all’inizio per fare i primi tentativi, per sapere che, per proporre un determinato passo, la ballerina deve essere in una determinata posizione e su un determinato peso. Ma sono solo esempi. Su quel peso e in quella posizione la puoi portare in mille modi, non devi per forza seguire quello schema.

Il tango è come una camminata. Puoi fare un passo avanti, uno indietro, uno di lato ecc.. e poco a poco quelle sequenze che si imparano devono scivolare via dalla mente e si deve arrivare ad improvvisare sul momento quello che si vuole fare.

Si va a lezione per imparare che il tango non è un insieme di figure ma un insieme di passi. Dopo aver costruito un puzzle, lo si deve saper scomporre, per rimontarlo combinando i singoli pezzi con altri pezzi per formare un’altra combinazione.

Ballare bene il tango significa avere la padronanza del ballo come si ha la padronanza della camminata per strada. Non si pensa troppo ma si esegue improvvisando sulla musica. Il movimento viene fuori come un fiume e tu sai controllarlo ed indirizzarlo. E la padronanza del ballo la si può avere solo studiando il passo, non la figura, studiando la postura, la corretta esecuzione della marca, il controllo e la consapevolezza del movimento del partner di ballo.

Questo avviene solo in anni di studio e di esperienza. Quindi, non importa tenere a mente mille combinazioni, ma è giusto provarle e riprovarle perché ogni combinazione, proposta dai maestri, è l’occasione per sperimentare un nuovo invito, un nuovo modo di segnalare o di eseguire un determinato passo. La stessa lezione, a distanza di tempo, ti lascia cose nuove. Non è detto che alla fine della lezione tu abbia compreso tutto di quel passo o di quella postura ma, la prossima volta, quando ti verrà riproposto, sicuramente carpirai altre sfumature che ti erano sfuggite.

Il tango è così, una continua gara con se stessi, superare se stessi e le proprie capacità, acquisire sempre più consapevolezza e stile. E’ un lavoro di costruzione, smontaggio e rimontaggio. Capita, infatti, di seguire una lezione di avanzati che ti propone un passo che hai studiato in una delle prime lezioni. Un passo che fai continuamente ballando e che magari sbagli continuamente senza saperlo. Oppure che usi in modo differente da quello proposto.  Sembra assurdo ma, le lezioni veramente avanzate, non ti insegnano sequenze complesse ma tornano indietro e scompongono tutto per insegnarti il dettaglio.

Il tango è un percorso affascinate di ricerca della perfezione, del giusto passo, del giusto segnale, nonché del ballo che esprime meglio la tua personalità. Ballare tango non è quindi riprodurre sequenze prestabilite ma è creare il proprio ballo con gli strumenti e le competenze apprese eseguendo quelle sequenze prestabilite.

Buon CondiviTango e buone lezioni a tutti.

Al prossimo articolo.

Silvia Bella

Ma quanto devo studiare tango?

Quanto devo studiare per diventare un buon ballerino di tango argentino? Quando posso smettere di andare a lezione?

Sovente in milonga sento frasi come: “Non vado più a lezione perché ormai le figure e i passi che voglio fare li so e non mi interessa impararne altri” oppure “Ormai so ballare in milonga e quindi non mi serve più andare a lezione”. Purtroppo, sovente, si constata che questi ballerini ballano piuttosto male, spingono, tirano, non vanno a tempo e chi più ne ha, più ne metta.

Sfortunatamente non è semplice capire di aver ancora bisogno di lezioni di tango se non hai superato un certo step. Anche io dopo circa un anno di studio (e potete ben immaginare come potessi ballare) avevo pensato, in un momento di pazzia, che non avessi più bisogno di lezioni. Mi era balenato nella testa il pensiero “ma si, bene o male tutte le figure che mi propongono in milonga le faccio, mi invitano, mi diverto, cosa voglio imparare di più?”

Analizziamo la frase:

1) “tutte le figure che mi propongono in milonga le faccio”: chi l’ha detto? Se non sei una ballerina esperta a volte neanche ti accorgi di non aver seguito bene le marche. Ma il ballerino se ne accorge eccome.  Capita quindi questo: il ballerino si adatta al tuo scarso repertorio di risposte e concludete una tanda ma, probabilmente, se è un bravo ballerino, la prossima volta ci penserà due volte prima di invitarti di nuovo.

2) “Mi invitano”: Certo che ti invitano, ma chi ti invita? Ballerini che a loro volta ballano discretamente male. Perché ovviamente quelli bravi ti staranno alla larga.

3) “Mi diverto”: Questo è vero, in ogni caso ci si diverte sempre e comunque. Se balli bene o male alla fine ti divertirai. Ma vuoi mettere la soddisfazione di ballare bene, di essere una ballerina ambita non per la tua scollatura ma per il tuo modo di ballare?

4) “cosa voglio imparare di più?” va beh.. l’elenco sarebbe troppo lungo per esaurirlo in questo articolo…

Ovviamente questo vale per le ballerine ma, ancor di più, per i ballerini. Questi infatti propongono e pertanto sono quelli che costruiscono il ballo. Come si può ballare bene se lui non ha studiato? Come pensi possa ballare  una ballerina con un ballerino che non ha studiato a sufficienza? Te lo dico io.. senza peli sulla lingua.. -Male! Magari ballerà con lui perché sono amici, perché non si osa a dire no, perché pur di ballare si adatta, ma sicuramente non perché si trova bene. Per non parlare di tutte quelle ballerine che al suo arrivo si dileguano, distolgono lo sguardo o addirittura si negano apertamente.

Decidere di non andare più a lezione, per un uomo, significa accettare tutto questo ed invitare solo le ballerine che sposano il suo modo di pensare. Quelle che, a loro volta, hanno deciso che è meglio accontentarsi di quello che si ha piuttosto che continuare a migliorarsi.

Vi svelo un segreto, che forse vi ho già rivelato in uno scorso articolo,  per capire cosa migliorare: fatevi fare un filmato. Riguardatevi e poi ne riparliamo. Mentre ballate vi sentite come Chicho Frumboli e la Juana Sepulveda? Ebbene, probabilmente all’esterno non è così. Vero, sovente non è molto gratificante per la propria autostima ma sicuramente è uno stimolo a migliorarsi. Vedere con i propri occhi quello che non va e capire quali sono i propri punti deboli fa capire che c’è ancora della strada da fare. Questo è il mio consiglio se volete migliorare.

Andando a grandi manifestazioni, tipo TangoEmotion, in cui si possono frequentare lezioni di altissimo livello con maestri internazionali, puoi vedere che, a lezione da loro, vanno tantissimi ballerini e ballerine che, la maggior parte delle persone, considerano “arrivate”. Maestri e campioni di tango che si rimettono in gioco per scoprire nuove modalità, nuove tendenze, nuovi movimenti. Se lo fanno loro, figuriamoci se noi allievi possiamo smettere di apprendere e di migliorare. Anche perché, forse non ci si pensa, ma da quando si smette di studiare, non solo non si imparano più cose nuove, ma addirittura di disimparano quelle vecchie. Si continuano ad eseguire passi fatti male che con il tempo saranno fatti sempre peggio.

Ma allora dovrò studiare per sempre? Probabilmente si. Ma non necessariamente facendo i corsi tradizionali. Quando sarai già bravo potrai dedicare all’apprendimento le tue vacanze o dei fine settimana. Ci sono tantissimi eventi che te lo consentono. Vacanze tango, festival ecc.. per divertirti ed unire la tua passione per il ballo. Questi insegnamenti dovranno poi essere interiorizzati ma lo farai ballando e ballando e ballando…

Buon CondiviTango a tutti e, mi raccomando, non smettere mai di imparare e migliorarti. Al prossimo articolo.

Silvia Bella

Quanti maestri di tango devo avere?

Qual è il modo migliore di apprendere il tango argentino? E’ meglio avere un solo maestro (inteso anche come coppia di maestri)  ed acquisirne lo stile e le movenze, oppure è più profittevole cambiare maestro ogni tanto, provare più modalità, posture e prospettive?

Mi ricordo che dopo circa sei mesi di ballo, durante una vacanza tango, ho fatto lezione con un maestro molto famoso. I suoi insegnamenti mi hanno completamente mandata in crisi. Avevo, fino a quel momento, imparato l’abbraccio del tango con una postura leggermente protesa in avanti, in abbraccio stretto, mentre lui insegnava a mantenere i corpi perfettamente perpendicolari al pavimento, in abbraccio aperto. Quella era la postura da lui proposta in quanto, a suo avviso, migliore.

Ho trascorso tutte le vacanze a cercare di modificare un abbraccio ed una postura che non avevo ancora compreso a pieno. E’ stato un lavoro faticoso che ho abbandonato quasi subito tornata a casa, ricominciando ad attenermi agli insegnamenti dei miei maestri originari.

Allora queste lezioni non sono servite a niente? In realtà mi sono servite. Forse non subito a migliorare il mio ballo ma, sicuramente, a farmi comprendere che non c’è un solo modo di ballare tango argentino. Ci sono tanti modi di farlo e non si può dire che uno sia più corretto di altri. Mi ha fatto capire che ogni insegnamento, specialmente quello che ti mette in difficoltà, sarà importante per il tuo ballo perché ti darà una prospettiva diversa che fino a quel momento non hai visto e non hai ancora sperimentato.

Tuttavia, per usufruire a pieno degli insegnamenti di altri maestri, è importante affrontarli avendo una base su cui lavorare. Seguire le lezioni di un maestro fisso per un po’ di tempo, ti consentirà di avere delle certezze ed essere indirizzato e seguito correttamente nella tua crescita come ballerino. Non si può iniziare a ballare il tango argentino senza avere una guida, un mentore che ti seguirà nei passaggi più delicati dell’apprendimento.

Ecco qual’era stato il mio problema all’epoca di quegli stage. Non ero sufficientemente preparata. Non avevo ancora appreso gli insegnamenti dei miei maestri e non ero ancora in grado di provare a modificarli. Nonostante questo, ritengo che quelle lezioni siano comunque state utili alla mia crescita come ballerina, anche se forse solo a livello teorico. All’epoca non ho applicato quegli insegnamenti ma adesso ci penso e sperimento sovente quei consigli mentre provo nuove combinazioni di passi.

Mettere in pratica istruzioni di maestri diversi è, a mio avviso, fondamentale per acquisire il proprio tango, uno stile che ti è congegnale e che rispecchia quello che ti piace e come ti piace. Ogni insegnamento ti apre una nuova possibilità di comprensione. Ti consente di conoscere meglio te stesso e conseguentemente di muoverti con consapevolezza. Ti permette  di acquisire nuove modalità e passi. Apprenderai così una prospettiva diversa che minerà le tue certezze, che stanerà i tuoi punti deboli, stimolandoti a superare le difficoltà e a migliorare sempre di più il tuo tango.

In conclusione: impara dal tuo maestro, segui regolarmente le sue lezioni e percorri la strada che ti indicherà. Poi, però, cerca nuovi insegnamenti, nuovi stimoli e nuove proposte. Puoi farlo, in modo veramente piacevole, durante vacanze tango o, in modo intensivo, durante i numerosi festival di cui puoi usufruire durante l’anno.

L’importante è farlo sempre in modo divertente e stimolante.

Buon CondiviTango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Le vere origini del tango argentino. E’ veramente un ballo di origini africane?

Tutti sappiamo che il tango argentino è un ballo diffusissimo in Argentina e in Uruguai ma non tutti sanno che il tango non è nato in America. In America ci è arrivato o meglio ci è arrivato un ballo dal quale poi si è sviluppato il tango argentino.

L’origine del tango o meglio la sua base si ritrova infatti e sorprendentemente in Europa, come spiega il presidente dell’Istituto Argentino di Tango Marcelo Castelo. L’autorevole fonte infatti, chiarisce che il tango, inteso come ballo di coppia che si differenzia dai balli individuali molto diffusi nel passato, si ritrova già agli inizi del 800 in Europa e ciò è provato da molti dipinti e ritratti dell’epoca. Si trattava di un ballo che potremmo definire un antenato del tango argentino in quanto aveva già in sé la base di un ballo che poi mescolandosi con la cultura locale ha originato il tango argentino di oggi.

Proprio così tangheri….la base del tango ha origini europee. Non nego che questo mi rende veramente  molto orgogliosa tanto più che addirittura i primi ballerini che hanno viaggiato per il mondo per insegnare e far conoscere il tango erano europei. La prima coppia era “las Argentinas” un duo tutto al femminile di cui faceva parte l’allora famosissima Olympia D’avigny e la seconda coppia era composta da Arturo e Maria Mechereni.

Ma come mai questi natali sono tanto sconosciuti ai più? Marcelo Castelo svela l’arcano. Dopo che questa danza, antenata del tango, dall’Europa arrivò nel continente Americano, principalmente a Cuba, per poi diffondersi nell’America del nord e del sud, continuò la sua evoluzione incontrando le culture locali (il tango è un ballo vivo e pertanto in continua trasformazione). Venne poi “rivenduto” all’Europa come un “prodotto di origini Africane”. Tali origini, secondo Marcelo Castelo erano solo frutto di una operazione di marketing per rendere più esotico ed appetibile un ballo che, per quanto modificato, aveva ancora tutte le caratteristiche fondamentali di quello arrivato dall’Europa, l’abbraccio, il contatto fisico, la postura del corpo ecc.

In Argentina e in Uruguai, patrie di fermenti culturali e culle di movimenti innovativi, la danza di origini europee ha trovato modo di svilupparsi e di arricchirsi di passi, di improvvisazione, di estro creativo. Si è trasformata in “tango argentino” un ballo innovato ed intriso di cultura locale. Una cultura arricchita dalla multiculturalità legata alla forte immigrazione del periodo.

Il tango argentino è, da allora, cresciuto e oggi brilla di luce propria tanto che è stato dichiarato Patrimonio dell’Unesco. Tanto di cappello a questi paesi che hanno saputo valorizzarlo a tal punto investendoci tanta passione e tanto lavoro. E’ per questo che oggi in tutto il modo si balla il tango argentino.

Oltre a quanto detto, ci sono altre cose che mi rendono veramente orgogliosa di essere italiana:

Prima di tutto sapere che parte di questi argentini che hanno permesso lo sviluppo e la crescita del tango erano Italiani. Per circa 120 anni infatti tra il 1830 e il 1950 quasi 4 milioni di italiani emigrarono in Argentina e molti dei principali protagonisti del tango, Argentini ed Uruguaiani, furono immigrati italiani.

Un esempio tra tanti: Miguel Zotto, di cui ho pubblicato l’intervista sulla mia pagina fb Condivitango, è di origine italiana. In questa intervista, Zotto parla dell’importanza degli italiani nella crescita del tango e di molte altre interessantissime curiosità.

Altro motivo di orgoglio riguarda la musica: grandissima parte del peso culturale del tango è di origine Italiana. I nomi dei maggiori compositori di musica, a partire dai primi anni del Novecento fino agli anni ’30 e ’40,  come Aníbal Troilo, Juan D’Arienzo, Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese, Francisco De Caro, sono tutti figli di Italiani. Lo stesso compositore e direttore d’orchestra Astor Piazzolla aveva il padre pugliese.

Non vi fa piacere di avere nel sangue la base del tango argentino e di poterlo sentire anche un po’ nostro? A me si e, ne sono sicura, anche a voi.

Buon condivitango a tutti e al prossimo articolo!

Silvia Bella

Vacanze, crociere, festival di tango argentino. Quale fa per me?

Basta andare su internet a guardare le offerte di eventi tango per capire che ci sono veramente molte offerte di vacanze, festival, crociere tango ecc.. Ma cosa e come scegliere? Che differenza c’è tra una proposta e l’altra?

Come ho già detto in riferimento alla scelta della scuola di tango che fa per te, anche in questo caso non c’è un evento ideale, c’è un evento che risponde meglio di altri alle tue necessità del momento: vuoi rilassati? Vuoi fare una vacanza con la famiglia? Vuoi invece fare una full immersion di tango argentino? Per ogni esigenza puoi trovare la scelta giusta per te.

E se sei principiante non ti preoccupare, in questi eventi troverai le proposte giuste per il tuo livello di studio e, sovente, anche proposte per principianti assoluti. Se ti intriga iniziare a ballare tango argentino sarebbe veramente molto divertente farlo in vacanza.

Esaminiamo i tipi di proposte che puoi trovare:

Vacanze tango

Le vacanze tango sono eventi che hanno come scopo il connubio tra relax, vacanza e tango. Normalmente sono organizzate in posti di mare o di montagna o comunque in posti turistici e vacanzieri.

Ti consiglio questa vacanza se vuoi rilassarti ma non vuoi rinunciare al tango durante le ferie. Potrai frequentare una, o al massimo, due lezioni al giorno e ballare nelle milonghe organizzate per l’evento, conciliando, al tempo stesso, la tua voglia di vacanza.

Se hai famiglia potresti puntare su quelle organizzate in villaggi turistici o resort in modo tale da usufruire delle comodità del posto per poterti godere al meglio i tuoi momenti di tango. Es. le attività per bambini e ragazzi ed, in ogni caso, dell’ambiente certamente più protetto ed organizzato di questi luoghi.

Crociere tango

Le crociere tango uniscono l’esperienza della crociera con il tango. Si appoggiano a crociere rinomate e percorsi più o meno lunghi ed uniscono una organizzazione di proposte tango. Anche in questo caso la proposta sarà limitata ad una lezione al giorno, al massimo due nei giorni di navigazione e, se organizzata bene, saprà conciliare le escursioni e i pasti con le lezioni e le milonghe. Che non devono mai mancare in queste vacanze a tema.

Festival di tango

I festival sono, a differenza delle vacanze e delle crociere tango, eventi maggiormente incentrati sull’apprendimento, sulla frequenza agli stage e sulla possibilità di frequentare lezioni con maestri diversi, stranieri o semplicemente lontani, di difficile raggiungibilità. I festival portano questi maestri eccezionali vicino a noi, nelle nostre città e consentono di godere dei loro insegnamenti senza recarsi in Argentina o altrove.

Ci sono festival che prevedono pacchetti all-inclusive di hotel, Milonghe e stage, altri che dividono i pacchetti e che prevedono una scelta a priori sugli stage ai quali si vuole partecipare e con quale maestro.

In ogni caso tutti ne valgono la pena, anche se le lezioni sono sovente un po’ più care delle normali lezioni proposte dalle scuole di tango, con i pacchetti si possono ammortizzare i costi e godere a pieno dei preziosissimi insegnamenti di maestri d’eccezione. In queste occasioni non ci si rilassa. Se si va ad un festival lo si fa esclusivamente per approfondire la propria conoscenza del tango argentino ed arricchirlo di esperienze ed insegnamenti nuovi. In questi casi avere un gruppetto di amici con il quale condividere l’esperienza rende tutto più piacevole e divertente.

Cosa ne porti a casa?

Partecipare agli eventi tango è molto coinvolgente ed è un modo alternativo di vivere il tuo tempo libero. Se vuoi dedicare al tango parte del tuo tempo, quale migliore occasione se non una vacanza? In una vacanza tango potrai riposarti, divertirti, imparare nuove cose e fare molte nuove amicizie. Mediante le vacanze tango o le crociere si  ha tempo di socializzare e fare amicizia con tangheri di tutto il mondo. Si può inoltre approfondire l’amicizia anche con persone vicine con le quali ti vedi spesso ma che, per mancanza di tempo, non hai ancora conosciuto bene. Insomma le vacanze tango sono una occasione di socializzazione molto importante, ed ho già parlato dell’importanza della socializzazione nel tango. Se poi si parte già in gruppo il divertimento è assicurato.

I festival, a differenza delle vacanze, ti offrono una opportunità di apprendimento. Ti consentono di avere sotto mano insegnamenti altrimenti di difficile reperibilità. Approfitta di queste opportunità e apprendi nuovi stili, tendenze ed insegnamenti. Il tuo tango crescerà molto velocemente in questo modo.

Spero che questo articolo ti sia stato utile, buon CondiviTango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Effetti benefici del tango argentino. Una cura di giovinezza.

Ebbene si, ballare tango argentino, oltre che essere divertente, fa bene a corpo ed anima. Ho già parlato degli effetti terapeutici del tango nel mio precedente articolo “Le emozioni nel tango argentino” che Ti invito a leggere, se non l’hai ancora fatto.

Proprio così, ballare fa bene. Ma vediamo quali sono gli effetti positivi che ballare tango argentino provoca:

1) Ballare tango stimola la produzione di endorfina. L’ormone della felicità.  Ballare, infatti, provoca una esplosione di ormoni. Ormoni che portano benessere e soddisfazione. Questi ormoni sono le endorfine e riporto la definizione di Wikipedia “Le endorfine sono un gruppo di sostanze prodotte dal cervello, nel globo anteriore dell’ipofisi, classificabili come neurotrasmettitori. Sono dotate di una struttura peptidica e di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio.” Stimolare tale ormone provoca quindi una sensazione di appagamento e soddisfazione che, ovviamente, è un toccasana nella nostra vita stressante e piena di problemi.

2) Ballare tango è un toccasana per il corpo: l’attività fisica costante che pratica un ballerino di tango argentino tra lezioni, stage, milonghe, aiuta il corpo a mantenersi attivo e reattivo. Il ballo costringe a non impigrirsi, detta una routine salutare che induce a muoversi e a rimanere in forma.

3) Ballare il tango è un toccasana per la mente: Ballare tango ci costringe ad attivare il cervello. Il cervello acquisisce nuove nozioni, nuove movenze, nuove sequenze in un processo di apprendimento costante e prolungato nel tempo. Sappiamo che i neuroni (cellule cerebrali) tendono a morire con il passare del tempo se non sollecitati, ecco, ballare sollecita i neuroni e li tiene sani ed attivi. I ballerini infatti sono molto attivi mentre ballano. Il loro cervello elabora posizione, comunicazione, applicazione di quanto appreso, improvvisazione in base alla musica e in base al partner, ecc…  Nella coppia di ballo c’è una fortissima attivazione cerebrale.

4) Ballare tango migliora la vita di relazione. Chi balla tango entra a far parte di una comunità.Ha sicuramente una marcia in più per quanto riguarda i rapporti personali. Studiare e ballare tango argentino aiutano la socializzazione e la nascita di amicizie e amori. Quando ci si frequenta è difficile che questo non accada. Non ci si sente mai soli perché si è parte di un gruppo che condivide la stessa passione e pertanto partecipa alle stesse attività (corsi, milonghe, vacanze tango, eventi). Il tango argentino unisce una comunità estesa in tutto il mondo, non ci sono confini, non c’è diversità di idioma o di cultura che tengano. Il tango unisce tutti i tangheri.  

5) Ballare tango appaga il nostro ego. Ballare ci fa sentire amati, protetti e desiderati. I ballerini di tango proveranno costantemente la soddisfazione di essere cercati, di essere invitati, di essere parte fondamentale della coppia. L’abbraccio li coccolerà e li farà sentire uniti in qualcosa di più completo. Li farà sentire importanti.

6) Ballare tango mantiene giovani: Chi balla tango acquisirà come parte di sé la cura che, l’essere dei tangheri, comporta a livello personale. Andare a ballare tango significa anche prendersi cura di se stessi. Avete mai visto una tanghera trasandata? In milonga ci si presenta al meglio. Questo comporta che, anche con il passare degli anni, i ballerini e le ballerine non cadranno nella trappola della trascuratezza dell’età. Rimarranno giovani dentro e si vedrà anche fuori. Insomma ballare tango argentino è una vera e propria cura di giovinezza. Qualcosa che terrà attivo corpo e mente con un’attività divertente ed appagante.

Questi, a mio avviso, sono i principali benefici di ballare tango argentino. Se te ne vengono in mete altri fammelo sapere. Buon CondiviTango a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

Le emozioni nel tango argentino.

Il Tango evoca emozioni forti a volte contrastanti tra loro ma sempre intense ed immediate. Evoca energia e dinamismo ma anche dolcezza e leggerezza. Evoca passione, intimità, seduzione, attrazione, complicità.

Come nessun altro ballo è pregno di intensità e la trasmette attraverso il suo linguaggio immediato ed estemporaneo ma denso di studio e lavoro per essere appreso ed interpretato.

Ma da cosa deriva questa immagine così emozionante, così passionale?

Non c’è una sola risposta a questa domanda.

In primo luogo dall’abbraccio: l’abbraccio del tango argentino è un abbraccio avvolgente e il contatto fisico non può che scatenare reazioni chimiche sia in chi lo balla ma anche in chi lo guarda. Le movenze leggere e precise comunicano una intesa che nella coppia è sovente accomunata all’amore, allo stare bene, al compensarsi a vicenda. Una buona comunicazione che nasce dall’abbraccio è sintomo di complicità, di unione di intenti e pertanto il tango nella sua complessità ed armonia mima, in un certo senso, il rapporto di coppia.

In secondo luogo dall’espressività dei ballerini: Le espressioni facciali ma anche le movenze del corpo dei ballerini comunicano l’emozione che provano quando ballano. Chi balla non rimane impassibile ma sente qualcosa e quel qualcosa dipende dal contesto, dalla musica, dalla persona con la quale balla ecc. Quest’ultima non rileva per il suo ruolo nella vita, né per la sua avvenenza o piacevolezza ma per l’energia che riesce a trasmettere. Più c’è intesa tra le energie dei ballerini più c’è affinità e complicità. Nel preciso istante in cui ballano quello che stanno provando non è soltanto una finzione scenica ma è la realtà. Quello che i ballerini provano ballando è una emozione vera. E’ una emozione che scaturisce dal momento. Un po’ come un cantante che interpreta una canzone. Se non prova emozione non può trasmetterla.

In terzo luogo la musica: la musica da tango evoca di per se stessa scene sensuali e seducenti. La passione struggente, evocata da moltissime melodie, ci trascina direttamente in un contesto emotivo denso di patos e coinvolgimento. Se poi la musica è ballata o è abbinata a scene intense il coinvolgimento emotivo sarà inevitabile. Non a caso Ferzan Ozpetek mette sempre una melodia di tango come colonna sonora dei suoi film. E come lui anche moltissimi altri registi scelgono il tango come rafforzativo alle emozioni che vogliono trasmettere.

Il tango argentino è un ballo terapeutico

Proprio così, il tango argentino è utilizzato anche a livello terapeutico per aiutare persone a tirar fuori la propria emotività. Questo ballo infatti ha la caratteristica di aiutare a mostrare il proprio “io”, la vera essenza della persona e le sue emozioni più forti.

Non a caso chi ha problemi a tirar fuori da se la parte emotiva avrà difficoltà ad abbracciare e a condividere una comunicazione tanto intima. Imparare l’abbraccio, imparare a comunicare, non solo verbalmente ma anche con il corpo, è un passo molto importante per scoprire parti di se che sono rimaste assopite perché ritenute sconvenienti o addirittura riprovevoli.

Questa difficoltà è proprio il campanello d’allarme che comunica la necessità di aprirsi al mondo ed affrontare veramente se stessi e quello che abbiamo da dire e comunicare, soprattutto a livello corporale. Se le parole possono mentire, il corpo non mente. Il linguaggio corporale svela quasi sempre la verità.

Il tango è emozione.

In parole povere il  motivo per il quale il tango argentino trasmette emozione è perché è emozione. Chi non riesce a farsi trasportare dall’emozione non sarà mai un buon ballerino di tango argentino.

Ma la cosa bella è che si può imparare ad emozionarsi, si può imparare, attraverso l’ascolto della musica e ballando molto, che la musica deve essere interpretata, non solo ballata. Se il ritmo è incalzante l’energia del ballo deve salire. Se il pezzo è lento l’interpretazione ti porterà a ballarlo in modo più lento ed intenso. Insomma, ascoltate la musica e sentite quello che vi comunica per poi imparare a tradurre tale sensazione in movimento. Il tango è emozione perché traduce l’emozione in ballo.

Spero di avervi intrattenuto piacevolmente, condividete l’articolo se lo ritenente interessante e buon condivitango a tutti!!!

Silvia Bella

Come fare per essere invitate a ballare. L’arte di non fare tappezzeria. Tango argentino.

Ecco il grande dilemma di noi ballerine. Come faccio a farmi invitare?

In milonga è l’uomo che invita ed è per questo che sovente ci sono delle dame che faticano ad essere invitate. Stanno spesso sedute e si deprimono per questo, ma certo… perché non dovrebbero deprimersi, d’altronde si sono preparate con tanta cura, si sono truccate, pettinate, profumate e ora fanno tappezzeria. Eppure non ballano male ma gli uomini invitano sempre le solite … come mai? sono più belle? più appariscenti? più brave? a volte no. Allora perché??

Ecco cosa puoi fare per trasformare le tue serate ed iniziare e ricevere più inviti:

1) Sii socievole: Fare l’asociale è veramente la scelta sbagliata se si vuole essere invitate a ballare. Costruisci amicizie sincere. Condividi la tua passione per il tango con gli altri e vedrai che arriveranno tanti inviti.

2)Guardati intorno. Non guardare il cellulare, non parlare con le amiche, non cercare qualcosa nella borsa proprio quando è finita una tanda. Guarda la pista e i ballerini e, anche durante le tande, mostrati interessata alla pista. Questo atteggiamento comunica interesse, comunica voglia di ballare. Chi è distratto sovente allontana l’interesse da se e, soprattutto, rischia di perdersi mirade preziose.

3) Fai delle mirade. Non è preciso dire che è solo l’uomo che invita. Anche noi donne possiamo utilizzare la mirada come metodo di approccio. Capisco che, specialmente per alcune di noi, non è facile cercare lo sguardo di un ballerino. Siamo donne, ci hanno insegnato a tenere lo sguardo basso, ci hanno insegnato che fissare le persone è maleducazione, che dobbiamo farci corteggiare. Insomma ci hanno spesso insegnato ad essere scelte e non a scegliere. Ballerine, sappiate che non è maleducazione fissare un uomo con il quale vogliamo ballare, è un semplice tentativo di invito. Certo, lui potrà abbassare lo sguardo e non se ne farà niente ma, la maggior parte delle volte, non sarà così e vi sarete accaparrate una tanda.

4) Sorridi. Secondo te è più invitante una persona che sorride o una persona seria? Ti avvicineresti più volentieri all’una o all’altra? Ecco, questa è una bella domanda. Il sorriso attira. Attira lo sguardo, attira gli inviti, attira in generale le persone. Lascia le preoccupazioni a casa, goditi la milonga e sorridi alle persone. Vedrai che funziona.

5) Se è possibile siediti in prima fila e nella parte centrale della sala. Sarai più visibile e raggiungibile dai ballerini che vorranno invitarti.

6) Se vai accompagnata accertati che il tuo accompagnatore inviti, a sua volta, altre ballerine. Se l’accompagnatore non invita, spesso la cosa potrebbe essere fraintesa e potreste essere considerati come coppia che non vuole ballare con altri. Se il tuo ballerino si allontana arriveranno più inviti, almeno nella tanda “rompighiaccio”.

Quindi ballerine, tiriamo fuori gli artigli e diventiamo intraprendenti. Osiamo e adoperiamoci affinché le cose che desideriamo accadano.

Segui i miei consigli e non dimenticarti di migliorare sempre di più il tuo ballo. Studia, osa, abbellisci, sii la regina della pista. Tira fuori la tua personalità e non aver paura di essere te stessa.

Buona serata di milonga a tutti e al prossimo articolo.

Silvia Bella

La ricerca dell’asse. Postura nel tango argentino.

Cosa significa essere in asse?

Fin dalla prima lezione di tango ti viene detto che entrambi i ballerini devono stare sul proprio asse senza gravare l’uno sull’altro e senza farsi sostenere. Ognuno, si dice, deve stare in piedi da solo per consentire alla coppia di ballare correttamente insieme.

Il problema è che, sovente, non è affatto chiaro cosa si intenda per asse. Durante i primi periodi di ballo io ero convinta di essere in asse semplicemente perché stavo in piedi. Ma il problema è che non avevo ancora assimilato il concetto di asse e che cosa significasse nella pratica.

L’asse è quella linea immaginaria che passa al centro della testa e attraversa il corpo fino ai piedi. E’ quella linea che dovrebbe, secondo gli insegnamenti più accreditati, passare tra testa, anca e piede. Tuttavia, se questo concetto è facile da comprendere nella teoria, è meno semplice da mettere in pratica

Altra frase che viene detta è “ognuno deve trovare il suo asse”. Come se tutti noi dovessimo andare alla ricerca di qualcosa di perduto non si sa quando e dove. In realtà ricercare l’asse è molto importante non perché non lo abbiamo (altrimenti saremmo già caduti per terra) ma perché l’asse che si usa per ballare è diverso da quello che si usa per camminare o per stare in piedi.

L’asse del ballo è un asse un po’ sbilanciato verso l’avanti (ricordiamo che il nostro peso è sempre sul metatarso del piede e non sul tallone). Questa postura permette l’unione dell’abbraccio ma è di difficile gestione. Mentre balliamo, se è vero che dobbiamo protenderci leggermente in avanti nell’incontro con l’altro, è altrettanto vero che dobbiamo stare in piedi e non cadere. Ma non solo, la nostra postura deve essere altresì funzionale per il ballo. Deve consentirci di segnalare o rispondere ai segnali. Deve permetterci di ballare in modo elegante e reattivo. Insomma, la postura è fondamentale e l’asse è la base della postura.

Come si trova il proprio asse?

Come ho già accennato, la ricerca del proprio asse è una cosa importantissima e che ognuno deve compiere consapevolmente. Siamo tutti diversi, ognuno ha caratteristiche fisiche diverse e ognuno deve lavorare sul proprio asse per trovare quella postura che meglio gli consenta di ballare in modo corretto. Ad esempio io, avendo la colonna vertebrale abbastanza incurvata mi rendevo conto che il mio “di dietro” non stava fermo mentre ballavo. Durante il ballo si vedeva una disconnessione tra la mia parte superiore ed inferiore del corpo. Cosi’ ho capito, anzi mi hanno insegnato, che, nel mio caso, devo fare particolarmente attenzione a controllare la curvatura della colonna.

Come facciamo quindi a trovare il nostro asse?

In primo luogo imparando qual’è la postura corretta. A questo scopo è fondamentale frequentare corsi di tecnica. Sovente si ha l’errata convinzione che questi corsi servano esclusivamente alle donne per abbellire il proprio ballo, ma in realtà sono fondamentali per apprendere la tecnica corretta. La postura e le movenze consone al ballo sono indispensabili se si vuole crescere come ballerini ed ambire a raggiungere un buon livello.

Una volta che avrai compreso qual’è la tecnica, c’è un altro segreto che ti devo svelare: devi esercitarti a casa, provare davanti allo specchio, ragionare sui motivi per cui non riesci a fare una determinata cosa, es: perché facendo l’enrosque barcollo? Cosa sbaglio? dove devo avere il peso durante un blocco? ecc.. Ragionare, provare, chiedere consiglio ad un maestro. Insomma, se vuoi trovare il tuo asse ed imparare a ballare con quella postura, il segreto “di Pulcinella” è esercitarsi. Non serve a niente fare una corso di tecnica che inizia e finisce in quell’ora di lezione.

L’ora di lezione di tecnica ti da le basi. Ti da gli esercizi per provare da solo e per arrivare, la prossima volta, avendo compreso delle cose di te e del tuo ballo. Avendo compreso le tue difficoltà e magari generato dubbi che potrai così risolvere. E quale modo migliore di dissipare i propri dubbi che chiedere al tuo maestro?

Fidati, se non provi a casa non potrai mai capire i tuoi errori e porti le domande giuste. Solo le domande giuste ti portano a risolvere i problemi. Il tango è, in questa fase, una ricerca personale. Devi prima saperti muovere bene da solo per poter muoverti bene in coppia.

Cosa devo sentire per sapere di essere in asse?

Questa è la domanda che mi assillava, e che a volte mi assilla ancora, quando a lezione mi dicevano. “Stai sul tuo asse” oppure “non cadere nell’otto indietro” oppure “stai dritta”.

Cosa devo sentire? qual’è il segreto? Sappiamo tutti che bisogna stare dritti ma sul rotondo, che bisogna andare verso l’alto dalla vita in su come se ci fosse un filo che ci tira, e che, invece, dalla vita in giù si deve stare a terra. Sembra quasi che ci si debba rompere a metà.

Ecco la risposta: la ricerca del proprio asse è una ricerca di consapevolezza del proprio corpo. Per trovare il tuo asse devi porti delle domande: “Come sono messa?” “Come sento il mio corpo? Dove lo sento?” “Mi rendo conto della mia postura anche se non mi guardo allo specchio?”. Trovare il modo di rispondere a queste domande è la via per la ricerca dell’asse. La risposta arriva quindi con il ricercare la consapevolezza del proprio corpo e del proprio movimento.

Durante una lezione un insegnate argentino ci disse che, per imparare bene il tango, aveva praticato il tai chi. Questa arte marziale, apparentemente così diversa, ti porta alla consapevolezza della postura, dell’asse e dei centri dove nasce l’energia. Proprio come nel tango.

Quindi cosa devo sentire per essere in asse? Non c’è una risposta per tutti ma quando troverai il tuo asse praticalo e insegna al tuo corpo a mantenerlo. Impara la sensazione corporale che l’essere in asse ti provoca, solo così saprai di essere nella posizione corretta anche senza guardarti allo specchio.

Asse nei vari passi

Studiando, poco per volta, imparerai anche che alcuni passi necessitano di una determinata postura e altri di un’altra e che talvolta l’asse può essere modificato. Ad esempio l’asse della camminata è diverso dall’asse di un giro. Oppure che alcuni passi necessitano di fuoriasse ( posizioni che portano i ballerini momentaneamente fuori dal proprio asse) oppure di un asse condiviso (che comporta una unione dei ballerini in un asse unico per la coppia)

Insomma una volta che avrai trovato il tuo asse potrai giocarci attraverso l’utilizzo di passi diversi che richiedono posture nuove. Passi che richiederanno attenzione su altri punti del tuo corpo rispetto al solito.

Ma tutto, in ogni caso, parte dal tuo asse e quindi non demordere e studia, pratica ed impara.

Buon tango a tutti.

Silvia Bella